Scarica qui l'Abstract -
Scarica qui l'articolo pubblicato
La Cocaina
La cocaina è presente come alcaloide nelle piante
appartenenti alla famiglia delle eritroxilacee, arbusti a crescita
spontanea nelle regioni del Sud America.
La prima fase di lavorazione
della cocaina, partendo dalle foglie, consiste nell’estrazione della
cosiddetta “pasta di coca”,
ovvero “cocaina grezza”,
prodotta trattando le foglie secche con acido solforico diluito e
precipitando poi, dalla soluzione risultante, gli alcaloidi in forma di
basi, facendo uso di sodio carbonato. La pasta di coca viene spesso
esportata e venduta in questa forma. Si presenta come un ammasso
biancastro o marrone; successivamente viene raffinata con diverse
modalità: un metodo estrattivo prevede che questa venga sciolta in
alcool e succesivamente neutralizzata con acido solforico, ottenendo la
forma più diffusa nel mercato clandestino: cocaina cloridrato, sostanza
dal tipico aspetto bianco e cristallino, di sapore amaro, molto solubile
in alcool, meno in acqua soprattutto se fredda.
Il cloridrato di cocaina può essere comunque
iniettato facilmente per via sottocutanea, intramuscolare, endovenosa.
L’assorbimento della cocaina avviene attraverso una
qualunque delle consuete vie di somministrazione di farmaci (nasale,
orale, endovenosa o polmonare), tuttavia l'assunzione per via nasale è
quella solitamente preferita dai consumatori abituali. Ciascuna dose
contiene da 10 a 40 mg di cocaina secondo il grado di purezza della
sostanza.
La cocaina, opportunamente trattata, può essere
assunta anche per via orale; la via sottocutanea e quella
intramuscolare, a causa dell’effetto vasocostrittore, hanno un tempo di
assorbimento più lento con effetti meno rapidi rispetto all’assunzione
per via endovenosa.
Dopo l’assorbimento la cocaina viene rapidamente
inattivata per idrolisi. Una piccola frazione viene eliminata
immodificata con le urine, nelle quali sono presenti metaboliti
inattivi.
Gli effetti stimolanti centrali
della cocaina sembrano dovuti al potenziamento degli effetti delle
catecolamine endocerebrali, in particolare della dopamina; infatti
l'effetto farmacologico principale della cocaina a livello del
sistema nervoso centrale
(SNC) è quello di bloccare il recupero (reuptake) di
dopamina nel
terminale presinaptico una volta che questa ha raggiunto la fessura
sinaptica; la rimozione della
dopamina dal
terminale sinaptico avviene ad opera delle cosiddette
proteine di
trasporto che favoriscono l'assorbimento del
neurotrasmettitore
dall'esterno all'interno del
neurone. La
cocaina agisce sulla funzionalità delle proteine di trasporto, impedendo
il riassorbimento di dopamina all'interno del
neurone.
Il risultato è un aumento della
quantità di dopamina a livello delle terminazioni sinaptiche dei neuroni
dopaminergici del SNC. Può anche bloccare il riassorbimento presinaptico
di
norepinefrina e
serotonina. La
stimolazione è diffusa a tutto il sistema nervoso centrale, e coinvolge
anche i centri della termoregolazione, quelli vasomotori e del vomito.
Gli effetti cardiovascolari sono dovuti ad azione simpaticomimetica
centrale e periferica; a dosi elevate per via endovenosa la cocaina
presenta un’azione cardiotossica diretta. In periferia la cocaina
potenzia gli effetti della stimolazione adrenergica e delle catecolamine
circolanti: ciò spiega la vasocostrizione, la midriasi, l’aumento della
frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e dell’inotropismo.
La dose letale nell’adulto non assuefatto è
indicativamente di circa 1 gr.
In 18 casi di decesso in utilizzatori di sostanze
stupefacenti, il riscontro autoptico ha determinato una concentrazione
di cocaina a livello ematico di circa 5 mcg/ml.
Epidemiologia
Nel 19° rapporto Eurispes pubblicato nel 2007, emerge
che -in Italia- dal 2000 al 2005 il numero di pazienti in carico presso
i SERT, in quanto abituali utilizzatori di cocaina, è più che
raddoppiato. I maschi tra i 25 e i 34 anni risultano la popolazione più
interessata dal fenomeno, mentre, ad oggi, l’età sembra essere scesa
notevolmente sotto i 20 anni. La riduzione del prezzo di vendita della
cocaina ne ha favorito massicciamente la diffusione, tanto che negli
Stati Uniti è la seconda sostanza stupefacente maggiormente utilizzata
dopo la marijuana; è però al primo posto per numero di accessi in Pronto
Soccorso. Di tutti i pazienti che si recano in Ospedale dopo aver fatto
uso di cocaina, circa il 40% si presenta per dolore toracico e
frequentemente con alterazioni del tracciato elettrocardiografico.
Patofisiologia
L’accumulo delle catecolamine a livello dei recettori
postsinaptici comporta importanti effetti simpaticomimetici con
aumento di rischio di ischemia cardiaca e infarto miocardico acuto
dovuti principalmente a 4 meccanismi:
1. aumento del consumo di ossigeno secondario
all’incremento della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa e
della contrattilità cardiaca;
2.
vasocostrizione delle coronarie, che può
essere accentuata in pazienti con preesistente malattia coronarica;
3.
aumento delle piastrine,
dell’attivazione e dell’aggregazione piastrinica con conseguente
crescita di trombi;
4.
lesione endoteliale condizionante
accelerazione dell’aterogenesi e conseguente comparsa di aterosclerosi
precoce.
In un lavoro di recente edizione, l’American Heart
Association ha dimostrato che il meccanismo fisiopatologico con cui
avviene l’infarto miocardico in pazienti con abuso di cocaina è
secondario non solo al vasospasmo, ma anche alla pre-esistenza di
malattia aterosclerotica.
Presentazione clinica
Oltre il 6% dei pazienti che si presentano in Pronto
Soccorso con dolore toracico successivo all’assunzione di cocaina
sviluppa infarto miocardico. Generalmente, la maggior parte degli
infarti associati a cocaina si manifestano entro poche ore
dall’assunzione della sostanza tossica; non sono rari i casi in cui
l’ischemia si presenta anche a giorni di distanza dall’assunzione,
specialmente quando assunta per via orale. La dissecazione aortica
rappresenta un’altra causa di dolore toracico e, frequentemente, di
morte nei soggetti che ne fanno uso: l’ipertensione e la tachicardia
aumentano infatti la possibilità di dissecazione aortica. Quando la
cocaina viene inalata, può insorgere una sindrome polmonare acuta
caratterizzata da ipossiemia, emottisi, insufficienza respiratoria e
infiltrati polmonari.
Complicanze e prognosi
Gran parte delle complicanze successive a infarto
miocardico da assunzione di cocaina avviene nelle prime 12 ore dal
ricovero. Tipicamente si assiste alla comparsa di aritimie,
insufficienza cardiaca (edema polmonare, ipotensione) che raramente
conducono a morte.
La prognosi per i pazienti che presentano dolore
toracico ma non infarto miocardico dopo l’uso di cocaina non può essere
pronunciata fintanto che essi continueranno ad assumere la sostanza.
Weber et al., hanno segnalato un’incidenza parti all’1,6% di infarto
miocardico non fatale in un follow-up di 30 giorni in un gruppo di
pazienti che si era presentato in Pronto Soccorso a seguito della
comparsa di dolore toracico legato all’uso di cocaina. Tutti i soggetti
dello studio che hanno sviluppato infarto miocardico, hanno continuato
ad utilizzare cocaina dopo l’episodio di dolore toracico.
Diagnosi
-
I metaboliti della cocaina possono essere
rinvenuti nelle urine fino a 24-48 ore dopo l’ultimo utilizzo.
Utilizzatori cronici di cocaina possono presentare metaboliti nelle
urine fino a 3 settimane dall’ultima assunzione;
-
La maggior parte dei pazienti con dolore toracico
associato all’uso di cocaina sono giovani e presentano una
ripolarizzazione precoce, un elemento che difficilmente viene
interpretato con significato patologico. Inoltre, la diagnosi
elettrocardiografica di infarto miocardico è particolarmente
difficoltosa in questi pazienti;
-
Le troponine cardiache rappresentano i markers più
specifici e sensibili per l’infarto associato all’uso di cocaina.
-
I pazienti sintomatici, ma con ECG negativo
dovrebbero essere sottoposti a monitoraggio ECG e prelievi ematici per
enzimi cardiaci per 9-12 ore. Il ricovero ospedaliero è in realtà
richiesto solo nella minor parte dei casi. Ovviamente, i pazienti che
presentino rialzo dei markers di lesione o modificazioni ECG necessitano
di ricovero in ambiente adeguato.
-
Nessuno stress-test si è rivelato dirimente.
Trattamento
Le linee di trattamento, di seguito proposte,
riprendono i concetti espressi in tal senso dall’American Heart
Association:
-
il dolore toracico che si presume sia associato
all’uso di cocaina deve essere trattato con somministrazione precoce
endovenosa di benzodiazepine. Questi farmaci hanno dimostrato di poter
attenuare o risolvere il dolore toracico e di possedere effetti
emodinamici positivi (riduzione della pressione arteriosa, della
contrattilità e della frequenza cardiaca grazie all’inibizione dell’ipertono
adrenegico);
-
i pazienti con infarto miocardico STEMI (ST
elevation myocardial infarction) che ricevono fibrinolisi sono ad
elevato rischio di outcome negativo, specialmente per complicanze
emorragiche. Benché la riperfusione meccanica sia preferibile in questi
pazienti (PTCA), l’utilizzo della fibrinolisi è raccomandato in assenza
di laboratorio di emodinamica;
-
i beta-bloccanti devono essere assolutamente
evitati in pazienti con sindrome coronarica acuta (SCA) secondaria
all’uso di cocaina; il loro utilizzo in tale contesto ha evidenziato una
diminuzione del flusso coronarico a causa dell’esacerbazione della
vasocostrizione coronarica (antagonismo alfa adrenegico), aumento
dell’incidenza di convulsioni e della mortalità;
-
i nitrati risultano utili nel controllo della
vasocostrizione indotta da cocaina; dovrebbero essere comunque
considerati come farmaco di seconda scelta (Classe IIa) dopo le
benzodiazepine;
-
l’utilizzo di calcio antagonisti è controverso.
Numerosi studi non sono stati in grado di dimostrare alcun beneficio nei
pazienti con dolore toracico o infarto miocardico indotti da cocaina.
Talvolta è stato segnalato un peggioramento di alcuni pazienti trattati
con questi farmaci;
-
la fentolamina è un antagonista alfa-adrenergico
che si è rivelato in grado di risolvere la vasocostrizione indotta dalla
cocaina. E’ un farmaco di terza scelta (Classe IIb) che dovrebbe essere
utilizzato quando le benzodiazepine e i nitrati si sono rivelati
inefficaci;
-
le terapie antitrombotiche, anticoagulanti,
antiaggreganti sono quelle solitamente utilizzate per i pazienti con
sindrome coronarica acuta. Non sono stati studiati approcci
farmacologici specifici in questi pazienti;
-
le tachiaritmie ventricolari, a poche ore
dall’assunzione di cocaina, sono spesso dovute agli effetti della
cocaina stessa sui canali del sodio; pertanto il bicarbonato di sodio
dovrebbe essere l’antiaritmico di scelta. In questo senso, l’uso di
lidocaina o di bloccanti dei canali del sodio potrebbe esacerbare l’artimia.
Aritmie ventricolari che insorgono in periodi successivi, sono invece
più spesso riconducibili all’ischemia: dovrebbero quindi essere trattate
come normalmente indicato nelle linee guida internazionali.
-
Bibliografia: