Attività_Istituzionale
Emergenza 118
Defibrillazione_Precoce
CMR_Terapia_Intensiva
Trasporto_Infermi
Socio_Assistenziale
Flying_Team-Medevac
Equipe_Trapianti
Assistenza_Sanitaria
Turismo_Sociale
Gruppo_Scientifico
Centro_Formazione
Servizi_Sanitari_Integrati
Sviluppo_Sostenibile
Rappresentanza
Protezione_Civile
Servizio_Civile_Nazionale
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Risorse
Autoparco
Risorse_Umane
Stazionamenti
Presidi_Sanitari
Beni_in_Dismissione
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Storia
Genesi
Anno_2003
Anno_2004
Anno_2005
Anno_2006
Anno_2007
Anno_2008
Anno_2009
Statistiche
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sezione aggiornata il 03/01/09
 
Equipe Trapianti
Busnago Soccorso è fornitore di vetture ad uso speciale per il Servizio di Staffetta Equipe Medica dei Trapianti e Trasporto Organi Umani a scopo terapeutico su tutto il territorio nazionale con prelievo dei chirurghi prevalentemente dagli ospedali afferenti l’area NITp (Nord Italian Transplant program: Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche e provincia autonoma di Trento).
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I veicoli, di proprietà della Busnago Soccorso, impiegati per questa tipologia di servizio sono:
- Audi S6 Avant V6 3.0 Tdi Quattro (Bravo 24)
- Jaguar X-Type 2.0d station wagon (Bravo 30)
- Alfa Romeo 156 sport wagon 2.4 multijet (Bravo 31)
- Volvo XC70 AWD D5 Cross Wagon (Bravo 16) se non impegnata per il S.S.U.Em. 118 Lecco
- Fiat Ducato Panorama 9 posti (Bravo 17) impiegato prevalentemente per l'equipe chirurgica del Banco dell'osso
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Gran parte degli automezzi sono dotati di accessori in grado di valorizzare il servizio e garantirne il massimo comfort durante le trasferte:
- Climatizzazione bi-zona, riscaldatore supplementare Webasto
- Sistema di intrattenimento Audio/Video (CD/DVD/MP3/TV digitale terrestre)
- Navigatore satellitare GPS con cartografia europea
- Radiotelefono
- Sistema di radiolocalizzazione GPS con funzionalità di antifurto ed antirapina
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Busnago Soccorso è riuscita ad erogare in contemporanea sino ad 8 missioni di Trasporto Equipe Mediche dei Trapianti ed Organi garantendo comunque la disponibilità di altri 2 veicoli per ulteriori missioni di trapianti oltre alla copertura del servizio S.S.U.Em. 118 (Area Brianza e provincia di Lecco) nelle postazioni di Busnago e Robbiate. Durante la notte del 26 ottobre 2006, infatti, sono state trasportate 4 Equipe Mediche (Cuore, Polmoni, Fegato, Fegato/Reni) oltre ad 8 organi umani, collegati 16 Ospedali con 5 automezzi ad uso speciale (5 ALS e 1 BLS), impiegati 6 autisti, percorsi 3.193 Km. per oltre 47 ore di servizio.
 
Missioni di Trapianti affidati alla ns. Organizzazione e relativo chilometraggio percorso
Dati al 02/01/09 Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Totali
2005 N. missioni - 06 06
Km. percorsi - 1.760 1.760
2006 N. missioni 13 14 16 16 16 22 27 05 14 26 07 20 196
Km. percorsi 4.653 2.298 3.747 5.063 6.205 5.303 11.857 2.659 3.145 10.023 2.090 6.282 63.325
2007 N. missioni 24 18 18 23 17 22 09 31 21 27 23 21 254
Km. percorsi 10.565 6.061 5.305 7.070 5.735 7.877 4.886 11.006 8.219 8.537 8.339 8.171 91.771
2008 N. missioni 24 14 22 23 28 21 01 - 03 02 03 01 142
Km. percorsi 8.490 7.278 8.223 8.524 10.174 5.605 176 - 568 1.115 1.215 219 51.587
2009 N. missioni n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d.
Km. percorsi n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d. n.d.
 
approfondimenti:

Ns. Interventi

Elenco Centri Trapianto Immagini

Filmati

 
La Legge n. 91/1999, art. 10, comma 6 assegna al Centro Nazionale Trapianti le seguenti funzioni:
- Coordina le attività di raccolta e di trasmissione dei dati relativi alle persone in attesa di trapianto nel rispetto dei criteri stabiliti dal Centro nazionale.
- Coordina le attività di prelievo e i rapporti tra i reparti di rianimazione presenti sul territorio e le strutture per i trapianti, in collaborazione con i coordinatori locali.
- Assicura il controllo sull'esecuzione dei test immunologici necessari per il trapianto avvalendosi di uno o più laboratori di immunologia per i trapianti allo scopo di assicurare l'idoneità del donatore.
- Procede all'assegnazione degli organi in applicazione dei criteri stabiliti dal Centro nazionale, in base alle priorità risultanti dalle liste delle persone in attesa di trapianto.
- Assicura il controllo sull'esecuzione dei test di compatibilità immunologica nei programmi di trapianto nel territorio di competenza.
- Coordina il trasporto dei campioni biologici, delle equipe sanitarie e degli organi e dei tessuti nel territorio di competenza.
- Cura i rapporti di collaborazione con le autorità sanitarie del territorio di competenza e con le associazioni di volontariato.
 
I Centri Interregionali costituiti in Italia sono:
NITp - Nord Italia Transplant program
Presidente: Prof. Cristiano Martini
Coordinatore: Dott. Mario Scalamogna
c/o Centro Trasfusionale di Immunologia dei Trapianti
Ospedale Maggiore Policlinico
Via F. Sforza, 36 -20122 Milano
Tel: 02/55034015
Fax: 02/55034086
e-mail:
info@nitp.org
Sito web:
www.nitp.org
AIRT - Associazione InterRegionale Trapianti
Presidente: Prof. Franco Filipponi
Coordinatore: Dott.ssa Lorenza Ridolfi
c/o Centro Trapianti
Policlinico Sant'Orsola
Via Massarenti, 9 - 40138 Bologna
Tel: 051/6363664/5
Fax: 051/6364700
E-mail:
cir@airt.it
Sito web:
www.airt.it
OCST - Organizzazione Centro Sud Trapianti
Presidente: Dott. Vito Gaudiano
Coordinatore: Dott. Renzo Pretagostini
c/o Istituto II Clinica Chirurgica, Policlinico Umberto I
V.le del Policlinico, 155 - 00161 Roma
Tel: 06/4463186
Fax: 06/4456296
e-mail:
ocst@uniroma1.it
 
UN CUORE NUOVO - EZECHIELE 11:19
"Darò loro un cuore nuovo, e uno spirito
nuovo metterò dentro di loro;
toglierò dal loro petto il cuore di pietra,
e darò loro un cuore di carne".
Ideogramma offerto a S.S. Papa Benedetto XVI dal
Centro Trapianti di Cuore di Pavia all'Udienza
Generale in Vaticano di mercoledì 5 settembre 2007
 

TRAPIANTI: dalla Lista d'Attesa all'Intervento

Realizzato in collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti


La donazione ed il trapianto di organi, tessuti e cellule sono oggetto da anni di un ampio dibattito per le implicazioni etiche e scientifiche che coinvolgono.
Fu il professor Murray il 23 dicembre 1954 a eseguire il primo trapianto di rene fra gemelli. Negli anni successivi furono eseguiti un gran numero di trapianti da donatore vivente, soprattutto negli Stati Uniti, con risultati soddisfacenti. Nel 1965 si raggiunse la certezza che questo tipo di intervento era possibile e centri di trapianto renale si aprirono in tutto il mondo. Nel 1963 furono eseguiti il primo trapianto di fegato da Starzl e il primo di polmone da Hardy. Nel 1966 Kelly e Lillehei eseguirono il primo trapianto di pancreas e nel 1967 Barnard eseguì il primo trapianto di cuore.
Nel nostro Paese il prelievo e il trapianto di organi e tessuti possono avvenire solo in presenza di precise condizioni:

- disponibilità del donatore,

- compatibilità dell’organo,

- verifica e coordinamento dei Centri Regionali Trapianto, dei Centri Interregionali Trapianto e del Centro Nazionale Trapianti,

- trasparente gestione delle liste di attesa

- efficiente e tempestivo intervento dei medici per il prelievo e il trapianto.

 

Donazione e Trapianto: i soggetti coinvolti

Sebbene per trapianto si intenda comunemente il trapianto di organi (cuore, fegato, intestino, polmoni, reni, pancreas), questa operazione può riguardare anche tessuti (cornea, cute, arterie, valvole cardiache e vene, ossa, muscoli, tendini, membrana amniotica) e cellule staminali emopoietiche, cioè quelle a partire dalle quali si differenziano le altre cellule ematiche (globuli bianchi, rossi, piastrine) e che sono presenti nel midollo osseo, nel sangue del cordone ombelicale e nel sangue periferico che scorre in arterie, vene e capillari.
Le spese per il trapianto sono sostenute dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

I soggetti coinvolti nel trapianto sono il donatore (vivente o non, umano o animale), il ricevente (il paziente in attesa dell’intervento), i familiari del ricevente e le équipe di medici che intervengono nelle varie fasi, che vanno dall’accertamento della morte del donatore al prelievo dell’organo fino al trapianto.
Il donatore può esprimere in vita la sua disponibilità o non disponibilità al prelievo degli organi in caso di morte; il ricevente dovrà iscriversi nelle liste di attesa di uno o più centri trapianti del territorio nazionale; i familiari del donatore vengono interpellati dal personale sanitario qualora non esista una registrazione scritta della volontà del potenziale donatore; équipe distinte di medici intervengono in momenti diversi per valutare se è possibile certificare la morte cerebrale, effettuano gli esami di controllo e di compatibilità degli organi, il prelievo e il trapianto.

Il sistema trapianti in Italia prevede che il coordinamento dell’attività di donazione, prelievo e trapianto sia articolato su quattro livelli: nazionale (CNT cioè il Centro Nazionale Trapianti), regionale, interregionale (Centri Regionali Trapianto e Centri Interregionali Trapianto) e locale (Centri Trapianto).

Il CNT è stato creato con la legge n. 91 del 1999 e dipende dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). I suoi membri sono nominati con decreto ministeriale. Il presidente è lo stesso presidente dell’ISS. Il direttore generale può essere un dirigente di ricerca dell’ISS o un medico non dipendente dall’ISS, purché di chiara fama in materia di trapianti. Componenti del CNT sono i rappresentanti di ciascuno dei Centri Regionali o Interregionali per i trapianti.
Il CNT raccoglie i dati dei pazienti in lista d’attesa provenienti da ASL, Centri Regionali e Interregionali: mantiene cioè un quadro aggiornato a livello nazionale delle richieste di organi e dei donatori disponibili.
Tra le sue funzioni anche quella di definire linee guida per i Centri Trapianto e controllare il loro operato. Assegna gli organi nei casi di urgenze e di programmi definiti a livello nazionale come pure di trapianti per i quali il bacino di utenza minimo corrisponde al territorio nazionale. Nel caso di trapianti sui minori, ad esempio, i pazienti in lista d’attesa pur registrandosi in Centri Regionali entrano a far parte di un'unica lista gestita a livello nazionale.

I Centri Regionali e Interregionali raccolgono e trasmettono al CNT i dati dei pazienti in lista d’attesa, coordinano i rapporti con i reparti di rianimazione (per il prelievo) e con le strutture sanitarie per i trapianti. Verificano che siano effettuati i test immunologici, assegnano gli organi/tessuti in base ai criteri definiti dal CNT e ne coordinano il trasporto insieme alle équipe sanitarie nell’area territoriale di loro competenza. I Centri Interregionali sono: l’Associazione InterRegionale Trapianti (Torino), Nord Italia Transplant program (Milano), Organizzazione Centro Sud Trapianti (Roma).

I Centri Trapianto sono strutture interne agli ospedali pubblici, autorizzate a eseguire trapianti di organi o di midollo osseo. Per esempio, in Toscana, si trovano all’interno degli ospedali di Firenze, Siena e Pisa. In Veneto, nei centri di Padova, Verona, Treviso, Vicenza. In Sicilia a Palermo e Catania.

A partire dal 2003, il Ministero della Salute ha istituito un tavolo, cui afferiscono il Centro Nazionale Trapianti e le Associazioni di settore, per la promozione delle campagne nazionali di informazione su donazione e trapianti.
Le associazioni che collaborano alla promozione di campagne sono:

- ACTI (Associazione CardioTrapiantati Italiani)

- AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule)

- AITF (Associazione Italiana Trapiantati di Fegato)

- ANED (Associazione Nazionale EmoDializzati)

- LIVER-POOL (Federazione nazionale associazioni di volontariato malattie epatiche e trapianto)

- Associazione Marta Russo

- FORUM


Oltre alle informazioni pubblicate sul sito ufficiale del Centro Nazionale Trapianti, il Ministero della Salute ha attivato un numero verde 800/333.033, coordinato dal CNT, per rispondere alle domande dei cittadini in tema di donazione e trapianti. È attivo tra le 10 e le 18, dal lunedì al venerdì.

 

Dalla Donazione al Trapianto

La legge prevede per il cittadino la possibilità di esprimere la propria disponibilità (o non disponibilità) alla donazione degli organi e dei tessuti. Ecco le opzioni disponibili:

- compilando il tesserino blu del Ministero della Salute, da conservare insieme ai propri documenti personali. Il tesserino può essere stampato dopo aver compilato on line la dichiarazione di volontà;

- compilando un modulo (registrazione della propria volontà) nell’ufficio della ASL del proprio territorio o del proprio medico di famiglia (consultando l’elenco delle ASL);

- compilando una dichiarazione scritta che contenga nome, cognome, data di nascita, dichiarazione di volontà (positiva o negativa), data e firma, da tenere nel proprio portafoglio;

- compilando la carta del donatore nelle sedi dell’Associazione Aido.

La dichiarazione di volontà compilata nelle sedi delle ASL viene trasmessa al Centro Nazionale Trapianti e può essere modificata in qualsiasi momento. Sarà ritenuta valida, sempre, l'ultima dichiarazione scritta, rilasciata secondo le modalità previste.
Se la dichiarazione non viene compilata, non vale la regola del “silenzio assenso” per la quale si considera consenziente il donatore. In questi casi, e in caso di potenziale donatore minorenne, decidono invece i familiari.
Le procedure per esprimere la propria disponibilità alla donazione delle cellule staminali (da midollo osseo, cordone ombelicale, sangue periferico) differiscono da quelle per la donazione di organi e tessuti. Inoltre, in questi casi, il prelievo avviene da vivi.
Chi vuole donare il midollo osseo deve iscriversi nel Registro Italiano dei Donatori di Midollo Osseo e potrà essere chiamato in qualsiasi momento per il prelievo nel caso si presenti un ricevente compatibile.
Chi vuole donare il sangue del cordone ombelicale del proprio figlio può farlo al momento del parto. Tagliando il cordone ombelicale, infatti, resta nei vasi placentari e cordonali una quota residua di sangue che contiene cellule staminali emopoietiche. Queste cellule sono simili a quelle presenti nel midollo osseo e potranno essere dunque utilizzate a fini di trapianto nei casi in cui il bambino o un ricevente compatibile ne avessero bisogno in futuro. Il prelievo viene conservato nelle banche del sangue di cordone ombelicale.
Anche per la comune donazione di sangue è necessario dare un consenso scritto. Il sangue donato viene sottoposto a una serie di esami che garantiscono la salute del ricevente e verificano al contempo le condizioni fisiche del donatore. Questi esami sono: emocromo completo per lo studio di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, transaminasi ALT (per lo studio del fegato), sierodiagnosi per la lue o sifilide, HIV Ab 1-2 (per l’AIDS), HBs Ag (per l’epatite B), HCV Ab e ricerca di costituenti virali dell’HCV (per l’epatite C), controlli e determinazione del gruppo sanguigno e del fattore Rh.
Il sangue che il donatore offre è indispensabile nei servizi di primo soccorso e di urgenza, in interventi chirurgici e trapianti di organo, nella cura delle malattie oncologiche, nelle varie forme di anemia cronica.
La lista dei centri AVIS di tutte le regioni italiane è disponibile on-line. Per informazioni sulla sede a cui rivolgersi è possibile telefonare al numero verde 800/261.580.


Tutti i cittadini assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale possono essere inseriti nelle liste di attesa dei Centri Regionali Trapianto, che valutano se sono soddisfatte le condizioni per sottoporre un paziente all’intervento. Possono essere iscritti in lista d’attesa anche cittadini stranieri o extracomunitari purché assistiti dal SSN.
Il numero dei centri a cui è possibile iscriversi varia a seconda del tipo di trapianto. In genere, a parte il caso del trapianto di rene, si privilegia l’iscrizione a un unico centro regionale. I minori di 18 anni pur iscrivendosi a un solo centro, rientrano in una unica lista di attesa nazionale, gestita dal Centro Nazionale Trapianti a cui comunque vengono trasmessi i dati dei database interregionali.

Il paziente che ha bisogno di un trapianto può anche essere curato all’estero, se le strutture italiane non sono in grado di offrire il trattamento di cui ha bisogno o se i tempi per effettuare l’intervento sono troppo lunghi.
Il paziente deve presentare domanda alla ASL in cui è iscritto con la relazione del medico specialista che dichiari che l’assistito non può essere curato in Italia. Nella dichiarazione deve essere indicato anche il Centro estero prescelto per effettuare l’intervento. A sostegno della richiesta è necessario presentare la documentazione medica (cartelle cliniche, esami radiologici, pareri di specialisti, ecc.) che giustifichi il trasferimento all’estero.
La ASL inoltra la domanda e la documentazione a un Centro di Riferimento Regionale (C.R.R.) entro 3 giorni dal ricevimento. Il C.R.R. valuta se ci sono i presupposti per poter dare l’autorizzazione e invia il parere positivo o negativo alla ASL entro 7 giorni dal ricevimento.

Prima ancora che venga accertata la morte del donatore, l’esistenza di una sua dichiarazione di volontà o la disponibilità dei familiari al prelievo degli organi, si riunisce un collegio di medici convocati dalla Direzione Sanitaria della struttura ospedaliera: un anestesista, un neurofisiopatologo e un medico legale. Il team deve controllare se il donatore è in condizione di “morte encefalica”, se cioè sono presenti contemporaneamente le seguenti condizioni: stato di incoscienza, assenza di riflessi del tronco, assenza di respiro spontaneo, silenzio elettrico cerebrale.
La legge stabilisce che la morte possa essere dichiarata se tutti questi elementi sono presenti dall'inizio dell'osservazione e per un periodo non inferiore a 6 ore per gli adulti e di 12- 24 ore per i bambini (a seconda delle fasce d'età). Della commissione che accerta la morte cerebrale non possono far parte i medici che eseguiranno il prelievo degli organi né quelli che eseguiranno il trapianto.
I medici si accertano se esiste una dichiarazione di volontà espressa per iscritto dal paziente. Le dichiarazioni compilate e consegnate alle ASL sono registrate nelle banche dati del CNT.
Se non esiste una dichiarazione scritta (magari tenuta dal paziente tra i suoi documenti) nella quale egli si esprime in senso favorevole o contrario sul prelievo, i medici chiedono il consenso al prelievo degli organi ai familiari del potenziale donatore. Possono opporsi alla donazione: il coniuge non separato, il convivente more uxorio, figli maggiorenni, genitori. In caso di minorenni decidono i genitori.
Le fasi successive sono coordinate dal Centro Regionale Trapianti competente per territorio. Il centro cura i rapporti con il reparto di rianimazione, controlla che vengano eseguiti i test immunologici per verificare la compatibilità con il donatore e ridurre il pericolo di rigetto, assegna gli organi ai pazienti in lista di attesa sulla base dei criteri di urgenza e compatibilità e coordina il trasporto dell’organo espiantato e dell’équipe che farà il trapianto.
Sono esclusi dal prelievo degli organi donatori sieropositivi da HIV 1 o 2, con positività contemporanea a epatite B e D, tumori maligni in atto, alcune infezioni sistemiche per le quali non esistono terapie praticabili, malattie da prioni, come il kuru (che ha molte somiglianze con
la Malattia di Creutzfeldt-Jakob), la malattia di Creutzfeldt-Jakob (CJ), quella di Gerstmann-Straussler-Scheinker (GSS) e l’insonnia fatale familiare (FFI).
Il tempo che può trascorre tra il prelievo di un organo e il trapianto su un paziente è molte breve. L’operazione deve iniziare poche ore dopo la comunicazione della disponibilità di un organo e può durare dalle 2 ore (per i reni) alle 4-8 ore per altri tipi di trapianto. Il paziente può ricevere anche organi di persone molto giovani o molto anziane (nel caso di cornee e fegato anche di persone ultraottantenni) e non sosterrà alcuna spesa né per le cure né per l’organo. Non è ammesso il trapianto di cervello e organi riproduttori.

 

Statistiche e Legislazione

I trapianti in Italia sono in continua crescita. Si è passati infatti dai 1.083 trapianti del 1992 ai 3.190 del 2006. A oggi i pazienti iscritti nelle liste di attesa sono 9.304: 6.470 in attesa di reni, 1.729 per fegato, 727 per cuore, 222 per pancreas, 318 per polmone. I tempi di attesa (in anni) sono:

- Rene (3,02)

- Pancreas (2,6)

- Cuore (2,24)

- Polmone (1,9)

- Fegato (1,78)

I dati completi sono contenuti in rapporti periodici, pubblicati online sul sito del Ministero della Salute dedicato ai trapianti.

La legislazione italiana definisce le norme per il prelievo e il trapianto di organi e tessuti, nonché le certificazioni di idoneità per il prelievo e le modalità per accertare la morte del donatore. Ecco una selezione delle leggi e dei decreti più significativi:

- Decreto 2 dicembre 2004: Modalità per il rilascio delle autorizzazioni all’esportazione o all’importazione di organi e tessuti

- Decreto 2 agosto 2002: Criteri e modalità per la certificazione dell'idoneità degli organi prelevati al trapianto

- Decreto 8 aprile 2000: Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti, attuativo delle prescrizioni relative alla dichiarazione di volontà dei cittadini sulla donazione di organi a scopo di trapianto

- Legge 91/1999: Norme per il prelievo e il trapianto di organi e tessuti

- DPR 694/1994: Regolamento recante norme sulla semplificazione del procedimento di autorizzazione dei trapianti

- Decreto 582/1994: Regolamento recante le modalità per l'accertamento e la certificazione di morte

- Legge 578/1993: Norme per l'accertamento e la certificazione di morte

- Legge 301/1993: Norme in materia di prelievi e innesti di cornee


La legislazione straniera si distingue da Paese a Paese nella definizione di morte del donatore, nelle condizioni fissate per il prelievo degli organi (in alcuni Stati il donatore deve esprimere un consenso scritto, in altri è sufficiente che non abbia espresso opposizione) ed è variabile anche nella possibilità o meno dei familiari di negare il prelievo degli organi.

Definizione di morte
Viene certificata con perdita totale e irreversibile delle funzioni cerebrali in:
Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svizzera, Turchia, Gran Bretagna.
È rimessa alla valutazione del medico in: Belgio, Cipro, Portogallo.

Consenso al prelievo
Il prelievo di organi o tessuti è effettuato a condizione che il donatore, in vita:

non abbia espresso opposizione in:
Austria, Belgio (soltanto per i cittadini belgi), Danimarca, Francia (la famiglia può testimoniare per iscritto e in modo circostanziato l'opposizione del defunto), Grecia (l'assenza di opposizione non è sempre interpretata come consenso presunto), Lussemburgo (opposizione scritta), Norvegia, Portogallo, Spagna, Svizzera.

abbia espresso il proprio consenso in:
Belgio (consenso espresso soltanto per gli stranieri), Cipro (per la donazione della cornea), Paesi Bassi (consenso scritto o, in assenza, consenso della famiglia), Svezia (consenso scritto o, in assenza, consenso della famiglia), Turchia (espresso o presunto), Gran Bretagna (consenso scritto), Germania (in assenza, il consenso di un parente prossimo).

Opinione dei familiari

Si tiene conto dell'opinione dei familiari in:
Cipro, Danimarca (l'opinione non è preponderante), Finlandia (se il donatore non ha espresso il consenso in vita), Turchia (l'opinione non è preponderante), Grecia (l'opinione non è preponderante), Germania (in assenza di consenso del defunto), Irlanda (il sentimento dei parenti prossimi prevale sulla volontà esplicita o presunta del defunto), Norvegia (l'opinione non è preponderante), Paesi Bassi (l'opinione è praticamente predominante), Spagna (l'opinione può essere preponderante), Svezia (in assenza di consenso certo, l'opinione è preponderante), Svizzera (l'opinione non è preponderante).

Non si tiene conto dell'opinione dei familiari in:
Austria, Francia (salvo che per i minori o per gli incapaci per i quali si richiede il consenso scritto dei familiari o tutori legali), Belgio (salvo che per i minori), Gran Bretagna (salvo che per i bambini “incompetent or competent but unwilling to make a decision” ovvero che non possono prendere decisioni o che sarebbero in grado di farlo ma non vogliono).

 
in primo piano:

A 40 ANNI DAL RAPPORTO DI HAVARD CHE IDENTIFICAVA IL DECESSO CON L'ENCEFALOGRAMMA PIATTO L'OSSERVATORE ROMANO RIAPRE LA DISCUSSIONE SULLA MORTE CEREBRALE. Secondo il quotidiano il criterio che attualmente definisce il trapasso dell'individuo ''entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica''. Occorre rimettere in discussione la definizione di morte cerebrale. Lo scrive l'Osservatore Romano a quarant'anni dal rapporto di Harvard che "cambiava la definizione di morte basandosi non più sull'arresto cardiocircolatorio, ma sull'encefalogramma piatto: da allora l'organo indicatore della morte non è più soltanto il cuore, ma il cervello". "Si tratta - sottolinea l'Osservatore Romano - di un mutamento radicale della concezione di morte, che ha risolto il problema del distacco dalla respirazione artificiale, ma che soprattutto ha reso possibili i trapianti di organo, accettato da quasi tutti i Paesi avanzati (dove è possibile realizzare questi trapianti), con l'eccezione del Giappone. Anche la Chiesa cattolica, consentendo il trapianto degli organi, accetta implicitamente questa definizione di morte, ma con molte riserve: per esempio, nello Stato della Città del Vaticano non è utilizzata la certificazione di morte cerebrale". Nuove ricerche scientifiche hanno però riaperto la discussione e alcuni sono "concordi nel dichiarare che la morte cerebrale non è la morte dell'essere umano. Il rischio di confondere il coma (morte corticale) con la morte cerebrale è sempre possibile". "E questa preoccupazione - aggiunge l'Osservatore Romano - venne espressa al concistoro straordinario del 1991 dal cardinale Ratzinger nella sua relazione sul problema delle minacce alla vita umana: 'Più tardi, quelli che la malattia o un incidente faranno cadere in un coma 'irreversibile', saranno spesso messi a morte per rispondere alle domande di trapianti d'organo o serviranno, anch'essi, alla sperimentazione medica ('cadaveri caldi')".  "Queste considerazioni aprono ovviamente nuovi problemi per la Chiesa cattolica, la cui accettazione del prelievo degli organi da pazienti cerebralmente morti, nel quadro di una difesa integrale e assoluta della vita umana, si regge soltanto sulla presunta certezza scientifica che essi siano effettivamente cadaveri - continua l'Osservatore Romano - Ma la messa in dubbio dei criteri di Harvard apre altri problemi bioetici per i cattolici: l'idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona più, mentre il suo organismo, grazie alla respirazione artificiale, è mantenuto in vita, comporta una identificazione della persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistente". "Il quarantesimo anniversario della nuova definizione di morte cerebrale - conclude - sembra quindi riaprire la discussione, sia dal punto di vista scientifico generale, sia in ambito cattolico, al cui interno l'accettazione dei criteri di Harvard viene a costituire un tassello decisivo per molte altre questioni bioetiche oggi sul tappeto, e per il quale al tempo stesso costa rimettere in discussione uno dei pochi punti concordati tra laici e cattolici negli ultimi decenni". 

''Non è cambiato niente nella dottrina della Chiesa su questo punto - spiegano ancora dal 'ministero della salute' vaticano - certo la questione è delicata perché come si sa gli organi devono avere ancora dei segni di vita per essere espiantati''. Dunque quanto scritto da Scaraffia ''è un'opinione personale, anche se è utile che un certo dibattito prosegua su questi temi, la scienza va avanti ci sono dei progressi, si discute. Ma la posizione della Chiesa rimane la stessa di quarant'anni fa''. In particolare viene sottolineata la visione di lungo periodo, l'intuizione di Pio XII che seppe vedere per tempo il problema e parlò di trapianti. Ancora, sottolineano dal dicastero vaticano, è noto che non conosciamo il ''momento esatto della morte'' abbiamo tutta una serie di elementi, ma non sappiamo quale sia il momento esatto. Tuttavia la questione non interferisce con la questione trapianti d'organi. Già nella giornata di ieri il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, aveva spiegato che in effetti per quanto autorevole fosse l'autore, l'articolo del quotidiano della Santa Sede non costituiva un cambiamento della dottrina sulla questione dei trapianti d'organi. Oggi il ''Pontificio consiglio per la pastorale della salute'' spiega che i contenuti dell'articolo apparso nell'edizione del 3 settembre dell'Osservatore costituiscono ''un'opinione personale'' dell'autrice. E anzi in merito si richiama la posizione sul tema dei trapianti di Pio XII per testimoniare ulteriormente come la posizione della Chiesa sulla questione non sia cambiata nel corso degli ultimi decenni. Certo sul problema della definizione di ciò che può definirsi morte, in quali condizioni e secondo quali parametri medici e etici, la Santa Sede mantiene un'attenzione alta e richiama la massima attenzione da parte dei comitati di bioetica, ma sulla vicenda trapianti conferma la posizione gia' consolidata dal magistero.

 

IL DIRETTORE DEL CNT SCRIVE ALL'OSSERVATORIO ROMANO. Viene di seguito riportata integralmente la lettera scritta dal prof. Nanni Costa in merito alla polemica sulla Morte Cerebrale:

Egregio Direttore,
Le scrivo in rappresentanza della comunità trapiantologica e di tutti coloro che da anni lavorano con dedizione, serietà e rigore scientifico in questo settore, per comunicarLe alcune considerazioni in merito all'articolo di Lucetta Scaraffia, pubblicato dal Vs. giornale.
Tale contributo, come molte altre prese di posizione sul delicato tema del fine della vita, può diventare utile contributo alla riflessione comune solo se fondato sulla chiarezza delle definizioni e sul rigoroso riconoscimento dei diversi piani di discussione, siano essi scientifici, etici, religiosi o giuridici. Al contrario, il riscontro di una pericolosa confusione di piani, termini e definizioni nella modalità di sviluppo del confronto in essere, ci spingono ad intervenire per dissentire da alcune affermazioni e per riportare una necessaria chiarezza sulla serietà e la fondatezza dei presupposti che caratterizzano l'attività medica in questo settore.
Le questioni su cui riportiamo l'attenzione sono la definizione e l'accertamento di morte, i criteri distintivi tra lo stato di coma, quello di "stato vegetativo persistente" e di morte cerebrale.
Quanto alla morte, la definizione attualmente riconosciuta dalla comunità scientifica internazionale e dalle legislazioni di tutti i Paesi culturalmente avanzati (Europa, Stati Uniti, Australia, Canada, America Latina, dalla maggioranza dei paesi Asiatici, e da diversi paesi Africani) è quella della dichiarazione di Harvard (1968). La dichiarazione riconosce nel cervello l'origine di tutti i processi vitali: il respiro, il battito cardiaco, la termoregolazione, la fame, la sete. Quando le cellule cerebrali che sovraintendono a tutte queste funzioni sono totalmente e irrimediabilmente danneggiate, la conseguenza è la morte cerebrale del paziente. La morte si identifica, quindi, con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo. Le conoscenze acquisite in questi anni e che hanno progressivamente affinato le tecniche e gli strumenti di rianimazione e di accertamento di morte, hanno confermato l'inadeguatezza della definizione di morte intesa come arresto della funzione cardio-respiratoria (in quanto è possibile, in alcuni casi, ripristinare le funzioni vitali in pazienti con arresto temporaneo del respiro e dell'attività cardiaca) ma hanno altresì confermato che la cessazione delle funzioni vitali generate dalla distruzione totale delle cellule cerebrali rimane uno stato irreversibile, irreparabile e definitivo che coincide con la morte della persona. In tal caso, infatti, il cervello non solo è danneggiato sul piano della funzionalità, ma anche su quello anatomico perché le cellule morte cominciano a decomporsi e gli enzimi che si liberano, conseguenza di questa decomposizione, aggrediscono e demoliscono le altre cellule innescando un meccanismo inarrestabile.
In Italia, la morte encefalica definita nella dichiarazione di Harvard è recepita dalla legge 578/1993 che prevede che nessun medico possa, da solo, effettuare una diagnosi di morte cerebrale: la dichiarazione di morte può essere effettuata da una commissione di 3 specialisti solo dopo un periodo di osservazione di almeno 6 ore, mirato ad accertare con scrupolosi esami clinici e strumentali ripetuti diverse volte, la permanenza delle condizioni di morte. Se in questo arco di tempo, una sola delle prove cliniche o strumentali dovesse modificarsi, se dovesse cioè comparire anche uno solo dei riflessi vitali di natura encefalica, l'accertamento non potrebbe proseguire e di conseguenza non sarebbe possibile dichiarare e certificare il decesso del paziente. Data la rigorosità delle metodiche adottate in questa procedura, posiamo affermare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che essa non è suscettibile di errori.
Ai suddetti chiarimenti si aggiungano le seguenti considerazioni: nell'articolo dell'Osservatore Romano, vengono citati, come determinati ai fini della confutazione dei criteri di definizione di morte, nuove ricerche e nuove acquisizione scientifiche non contenute in articoli scientifici internazionali o affermate da consensus conference, cioè da modalità adottate dalle comunità scientifiche, bensì attraverso la citazione di un singolo caso, descritto in uno dei libri recensiti. Inoltre, è assolutamente fuorviante affermare, come avviene nell'articolo della Scaraffia e in altre posizioni, un legame tra l'accertamento di morte e l'attività di prelievo degli organi. Le procedure di accertamento di morte vengono, infatti, espletate in tutti i casi in cui vi sia il riscontro clinico-strumentale della morte cerebrale, indipendentemente dalla successiva destinazione del cadavere. Indicando e praticando i criteri di accertamento di morte, la comunità scientifica risponde alla fondamentale e primaria necessità di stabilire e dichiarare l'avvenuta morte biologica di una persona, un atto che deve basarsi, com'è, su evidenze scientifiche chiare, comprovate e condivise. E' solo successivamente all'accertamento e alla certificazione di morte, di fronte ad una manifestazione di volontà che acconsente al prelievo, espressa in vita dal soggetto, o attraverso la non opposizione dei familiari, che il cadavere può essere candidato al prelievo degli organi a scopo di trapianto. Ogni legittima considerazione o confronto sul piano etico, giuridico o filosofico, attinente le questioni del finis vitae non può porsi oltre le suddette evidenze scientifiche, né modificarle se non con l'apporto di riscontri scientifici altrettanto comprovati. Ogni altra considerazione rischia di far scivolare questioni fondamentali ed incontrovertibili, come quella della morte, sul pericoloso terreno dell'opinabile.
La seconda questione su cui si intende portare chiarimenti, in considerazione delle confuse affermazioni riportate nel dibattito in corso, è quella dei criteri distintivi tra lo stato di coma, quello di "stato vegetativo persistente" e di morte cerebrale. A questo proposito si chiarisce che vi è una profonda differenza tra questi diversi stati:

1) il coma è una condizione clinica complessa, derivante da un'alterazione del regolare funzionamento del cervello con compromissione dello stato di coscienza. Nel coma, anche nei casi più gravi, le cellule cerebrali sono vive ed emettono un segnale elettrico rilevabile attraverso l'elettroencefalogramma o altre metodiche. Il coma comprende più stadi di diversa gravità, incluso lo stato vegetativo persistente, ma è comunque una situazione dinamica, che può variare sia in senso regressivo, sia in senso progressivo. In questi casi, tuttavia, siamo in presenza di pazienti vivi, sui quali si deve attuare qualsiasi presidio terapeutico che sia in grado di curarli

2) Nello stato vegetativo persistente (spesso confuso con la morte cerebrale), dunque, le cellule cerebrali sono vive e mandano segnali elettrici evidenziati in modo chiaro dall'elettroencefalogramma, mentre nella morte encefalica le cellule cerebrali sono morte, non mandano segnale elettrico e l'encefalogramma risulta piatto

3) la diversa condizione biologica tra questi stati ha precisi riscontri sul piano clinico: nello stato vegetativo persistente il paziente può respirare in modo autonomo; mantiene una vitalità circolatoria, respiratoria e metabolica e un controllo sulle cosiddette funzioni vegetative (esempio temperatura corporea, pressione arteriosa, diuresi, etc..). Nella morte encefalica il soggetto ha perso in modo irreversibile la capacità di respirare e tutte le funzioni encefaliche: non ha controllo sulle funzioni vegetative (non c'è più controllo sui meccanismi che regolano la temperatura corporea e la pressione arteriosa)

4) vi sono condizioni neurologiche assolutamente diverse: nello stato vegetativo i riflessi dei nervi cranici e i riflessi respiratori sono mantenuti, mentre sono assolutamente assenti nella morte encefalica; nello stato vegetativo le funzioni cerebrali mantengono una certa vitalità, sebbene ridotta, mentre nella morte encefalica sono assenti in modo irreversibile.>/ol> In considerazione di quanto sopra, premesso che lo spirito che ci anima è quello di partecipare con questa nota al confronto in corso districando possibili grovigli terminologici e pur accogliendo e riconoscendo la legittimità e l'utilità di ogni opinione o contributo su questi delicati temi, sento la necessità di esprimerLe l'auspicio che questi, specie se provenienti da voci tanto autorevoli come quella che esprime il Suo giornale, si caratterizzino per prudenza, rigore e fondatezza, riconoscendo di muoversi su un terreno ove competenze e saperi di tipo etico, antropologico e giuridico non possono prescindere dalle acquisizioni della scienza, sulle quali è possibile e doveroso intervenire solo con strumenti e riscontri all'altezza di confutarli sullo stesso piano. Il rischio, altrimenti, può divenire persino quello di andare contro il proprio intento, finendo per il compromettere piuttosto che difendere, in nome di una mal giustificata definizione del confine tra la vita e la morte, il diritto fondamentale alla vita e alla cura che hanno tutti coloro che sono vivi e che, nel nostro settore, comprende anche il gran numero di pazienti che attendono di essere curati grazie al gesto solidale e gratuito della donazione. Un gesto, su cui tutto il magistero ecclesiale, come oggi stesso riconfermato dalle dichiarazioni del Pontificio consiglio per la Pastorale della salute e dalle precisazioni di Mons. Lombardi, è da tempo concorde ed univoco.

Con l'occasione, Le porgo Cordiali Saluti.
Il Direttore del Centro Nazionale Trapianti
Dott. Alessandro Nanni Costa

 

I CRITERI DISTINTIVI TRA STATO VEGETATIVO PERSISTENTE E MORTE ENCEFALICA. In relazione al tema della morte cerebrale e, in particolare, all'analogia tra l'irreversibilità dello stato vegetativo persistente e la condizione di morte encefalica, intorno al quale, grazie a diversi interventi e articoli su vari organi di stampa, tra cui l'Osservatore Romano, si sta sviluppando in questi giorni, un confronto tra distinte posizioni; si riportano di seguito i criteri essenziali che per la comunità scientifica fondano la assoluta differenza e distinzione tra la condizione di stato vegetativo persistente e quella di morte encefalica.
Le principali diversità tra queste due condizioni sono:
1) nello stato vegetativo persistente le cellule cerebrali sono vive e mandano segnali elettrici evidenziati in modo chiaro dall'elettroencefalogramma, mentre nella morte encefalica le cellule cerebrali sono morte, non mandano segnale elettrico e l'encefalogramma risulta piatto
2) la diversa condizione biologica ha precisi riscontri sul piano clinico:nello stato vegetativo persistente il paziente respira in modo autonomo; mantiene una vitalità circolatoria, respiratoria e metabolica e un controllo sulle cosiddette funzioni vegetative (esempio temperatura corporea, pressione arteriosa, diuresi , etc..). Nella morte encefalica il soggetto ha perso in modo irreversibile la capacità di respirare e tutte le funzioni encefaliche: non ha controllo sulle funzioni vegetative (non c'è controllo sulla temperatura corporea e sulla pressione con sbalzi positivi o negativi rispetto agli standard, la diuresi può raggiungere 10-15 litri in 12 ore, etc.)
3) vi sono condizioni neurologiche assolutamente diverse: nello stato vegetativo i riflessi dei nervi cranici e i riflessi respiratori sono mantenuti, mentre sono assolutamente assenti nella morte encefalica
4) nello stato vegetativo le funzioni cerebrali mantengono una certa vitalità, mentre nella morte encefalica sono assenti in modo irreversibile
5) dalla dichiarazione di Harvard (1968) i criteri di morte encefalica sono stati ufficialmente definiti sul piano scientifico e riconosciuti dalle legislazioni di tutti i Paesi culturalmente avanzati (Europa, Stati Uniti, Australia, Canada, America Latina, dalla maggioranza dei paesi Asiatici, e da diversi paesi Africani)
6) si sottolinea che le nuove tecnologie, rese disponibili negli ultimi 40 anni per la diagnostica delle patologie cerebrali, hanno pienamente confermato i criteri della dichiarazione di Harvard
7) in Italia, la morte encefalica è definita dalla legge 578/1993 e prevede che nessun medico possa, da solo, fare diagnosi di morte cerebrale: la dichiarazione di morte può essere effettuata da una commissione di 3 specialisti solo dopo un periodo di osservazione, mirato ad accertare con esami clinici e strumentali la permanenza delle condizioni di morte, della durata di almeno 6 ore. L'applicazione di questa procedura rende la diagnosi certa.

 
 
 
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