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CO2
di fine espirazione ed applicazioni “evidence based medicine” in emergenza
(pubblicato su N&A n.
190 di agosto 2008)
Autori:
Federico Emiliano Ghio (Busnago Soccorso)
Carlo Maria Serini (Misericordia Milano)
Fabio Salvatore Lionti (Busnago Soccorso)
Simone Della Torre (Busnago Soccorso)
Introduzione
La concentrazione di CO2 raggiunta nella
fase finale dell’espirazione prende il nome di end-tidal CO2
(EtCO2). Il principale scopo della funzione respiratoria è
assicurare l’apporto di ossigeno e la rimozione della CO2
presenti nel sangue circolante. Da qui l’importanza della misura e del
monitoraggio dell’ EtCO2.
In condizioni fisiologiche la CO2 di
fine espirazione, espressa in termini di concentrazione o di pressione
parziale, corrisponde ai valori di anidride carbonica presenti nell’alveolo;
in questo contesto il valore di EtCO2 si discosta da quello
arterioso di circa 2-5 mmHg. D’altra parte in alcune situazioni patologiche
il valore espresso dall’EtCO2 è consistentemente diverso da
quello rilevato a livello sanguigno. Ogni condizione che
preveda aumento dello spazio morto, aree polmonari ventilate ma non perfuse
(o viceversa), rendono ragione della differenza che si verifica tra PaCO2
(quantità di CO2 nel sangue) ed EtCO2 (quantità di CO2
nella fase finale di espirazione); esempi clinici sono rappresentati da
polmoniti, ALI/ARDS, contusioni ed embolie polmonari. In alcuni casi la
differenza tra EtCO2 e PaCO2 assume un significato clinico ben preciso, come
nel caso dell’embolia polmonare (PaCO2 elevata vs EtCO2
bassa).
Strategie
di monitoraggio
L’anidride carbonica dei gas espirati può essere
misurata facendo ricorso a tre modalità differenti:
Capnometria:
visualizzazione continua tramite visore di un valore numerico che esprime la
CO2 in valore percentuale, in kPa o in mmHg (la quantificazione
in mmHg è attualmente il sistema più diffuso);
Capnografia:
visualizzazione a monitor o su carta della variazione nel tempo dei livelli
di EtCO2. Il capnogramma che ne deriva risulta influenzato oltre
che dal tipo di ventilazione (spontanea o meccanica), dal tipo di circuito
respiratorio, dalle resistenze del sistema polmonare, dalla pervietà della
protesi endotracheale, ma anche dalla salute complessiva del sistema
respiratorio, disegnando curve di forma differente per differenti patologie.
Il capnogramma normale mostra quattro fasi: una linea inspiratoria, piatta e
posta a livello di CO2=0 mmHg, una linea ascendente che
corrisponde all’inizio della fase espiratoria e sale progressivamente
(l’andamento di tale segmento deriva dal fatto che all’inizio
dell’espirazione vengono eliminati i gas presenti nella trachea e nei
bronchi, che non partecipano agli scambi respiratori e hanno quindi una
bassa concentrazione di CO2), una terza linea ad andamento
lievemente ascendente, definita plateau espiratorio (questa fase corrisponde
al completo svuotamento alveolare, con durata pari al tempo di contatto tra
il gas espirato ed il lettore; pertanto in presenza di aumentata resistenza
all’interno delle vie aeree come nel broncospasmo, ostruzione o piegatura
del tubo endotracheale, il plateau mostrerà un tempo di ascesa più
prolungato dovuto all’aumento del tempo espiratorio) ed una linea finale,
discendente, che corrisponde alla caduta della CO2 per l’inizio
della fase inspiratoria;
Capnometria colorimetrica:
visualizzazione della concentrazione di CO2 con sistemi che
reagiscono chimicamente alla presenza di anidride carbonica, variando la
colorazione del reagente a seconda del livello di CO2 rilevato.
Applicazioni
1. Corretto posizionamento del tubo
endotracheale. Le ultime linee guida in tema di
rianimazione cardiopolmonare e trattamento delle emergenze cardiovascolari
emanate da American Heart Association e ILCOR suggeriscono l’utilizzo dei
rilevatori di CO2 esalata come metodo primario per confermare il
corretto posizionamento del tubo endotracheale anche nelle situazioni di
arresto cardiocircolatorio (classe IIa). Letture falsamente negative
(insuccesso nella rilevazione della CO2 quando il tubo è
correttamente posizionato in trachea) possono presentarsi nel periarresto o
nell’arresto cardiaco per numerose ragioni, tra cui il basso flusso ematico
e la conseguente relativa distribuzione di CO2 ai polmoni. Falsi
negativi sono stati segnalati anche in casi di embolia polmonare. I falsi
positivi (rilevazione di CO2 con tubo posizionato in esofago),
sono stati segnalati solo su animali a cui erano state fatte ingerire grandi
quantità di liquidi gasati, contenenti appunto CO2. Utilizzando i
sistemi di rilevazione colorimetrici, la contaminazione di questi ultimi da
parte di liquidi acidi (contenuto gastrico, farmaci come l’adrenalina)
possono inficiare la
lettura. A
prescindere dalla tecnologia utilizzata, bassi livelli di CO2
possono presentarsi in seguito a somministrazione di boli di adrenalina, in
caso di grave ostruzione delle vie aeree (asma) o di edema polmonare. Per
questi motivi la conferma del corretto posizionamento dovrebbe avvenire
utilizzando almeno un altro sistema di controllo (auscultazione, rilevatori
esofagei). Non è stato testato l’utilizzo della capnometrografia o dei
sistemi colorimetrici nel controllo del corretto posizionamento di presidi
sovraglottici (LMA, tubo laringeo) o infraglottici (Combitube). Attualmente
non esistono studi che individuino quale rilevatore di CO2 esalata
sia più affidabile nel confermare il posizionamento del tubo endotracheale:
tuttavia il sistema colorimetrico è potenzialmente meno accurato nel
rilevare un’intubazione esofagea e richiede fino a 6 ventilazioni perché il
reagente chimico assuma la colorazione definitiva relativa al livello di CO2
esalata. L’utilizzo dei sistemi di rilevazione CO2 assume
particolare importanza quando la registrazione del reperto auscultatorio è
resa difficile o impossibile dal rumore ambientale, tutt’altro che
infrequente nel contesto extraospedaliero. I capnometri digitali forniscono
un’ulteriore interessante applicazione per quanto concerne i pazienti in
arresto cardiaco: un lavoro di Aufderheide et coll. ha posto l’accento
sull’ipotensione e l’ipoperfusione coronarica generate dall’aumento della
pressione intratoracica secondaria all’iperventilazione (frequenze
respiratorie troppo elevate, volumi eccessivi, inversione del rapporto
inspirio:espiro). La sperimentazione su animali ha dimostrato che tali
condizioni predispongono ad una consistente riduzione della sopravvivenza.
Quindi, oltre a sottolineare la necessità di porre attenzione nel mantenere
adeguate frequenze, volumi e tempi di espirazione durante la ventilazione di
pazienti in condizioni di circolo precario o ipoteso, appare evidente che
l’utilizzo di un capnometro favorirebbe il corretto controllo della
frequenza respiratoria.
2.
Monitoraggio della ventilazione. Non è infrequente che
durante le prime fasi di soccorso la ventilazione venga gestita in maniera
inadeguata. Spesso i pazienti intubati sulla scena vengono ventilati con
frequenze respiratorie e volumi eccessivamente elevati. Ciò può essere
imputato alla improcrastinabilità delle molteplici manovre da effettuarsi
sul paziente contestualmente alla ventilazione assistita.
Il monitoraggio della corretta ventilazione,
impostata osservando frequenza ed EtCO2, assume particolare
importanza nei pazienti con problemi neurologici e respiratori.
2a. Monitoraggio della ventilazione in
pazienti con problemi neurologici. In pazienti affetti
da patologie intracraniche (in seguito a traumatismi, sanguinamenti,
neoplasie): è noto che i vasi cerebrali sono sensibili alle variazioni della
PaCO2 indotte dall’iperventilazione. Una PaCO2
inferiore a 34 mmHg è in grado di provocare vasocostrizione cerebrale, con
riduzione della quantità di sangue intracranico circolante. Gli effetti
conseguenti sono due: da un lato, la riduzione del volume complessivo del
contenuto cranico, dall’altro il rischio -tutt’altro che remoto- di
aumentare il danno encefalico secondario (aggravamento dell’ischemia).
Infatti, da tempo è caduta l’indicazione alla iperventilazione preventiva
dei pazienti affetti da trauma cranico in ambito preospedaliero a meno che
non siano evidenti segni di erniazione cerebrale; attualmente, l’evidenza
scientifica prevede il mantenimento di livelli di normocapnia per tutta la
durata del tempo territoriale. In questo contesto, l’utilizzo del capnometro
consente all’operatore di impostare frequenze e volumi mirate a mantenere un
EtCO2 “normale”.
2b.
Monitoraggio della ventilazione in pazienti con problemi respiratori.
In pazienti affetti da patologie respiratorie, la rilevazione
dell’EtCO2 consente di impostare con maggior precisione la
strategia ventilatoria e la terapia farmacologica. Utile, a tal proposito,
una specifica dei sistemi di campionamento del gas, tra mainstream e
sidestream. Il posizionamento di un sensore “mainstream” sul casco
utilizzato per la CPAP può dare valori alterati in ragione dell’elevato
spazio morto dato dal casco stesso. In questi casi è invece raccomandato
l’utilizzo di sistemi “sidestream” che consentano il monitoraggio con
cannule nasali (il circuito passa senza difficoltà sotto il casco). Il
sistema “mainstream” può essere invece utilizzato agevolmente qualora
vengano usate maschere facciali per l’erogazione della ventilazione non
invasiva.
Il monitoraggio capnografico di un paziente
intubato fornisce informazioni importanti per mezzo della forma d’onda circa
la pervietà della protesi respiratoria, sulla reversione della
miorisoluzione del paziente, sulle condizioni e sulla gravità delle sindromi
ostruttive (BPCO, asma) e l’impostazione della PEEP; per questo motivo,
disporre dell’onda capnografica consente di verificare l’efficacia della
terapia (risoluzione del broncospasmo, aggiustamento dei valori di PEEP,
ecc.).
3. Monitoraggio del paziente durante
trasferimento protetto
Molte Società Scientifiche di Anestesia e
Rianimazione raccomandano la capnometria come
parte integrante del monitoraggio impiegato per il trasferimento protetto di
pazienti critici. Le applicazioni di seguito discusse sono estendibili anche
al soccorso extraospedaliero. L’utilizzo della capnometria consente di
verificare in continuo il corretto posizionamento delle protesi respiratorie
in un ambito dove si registra un dislocamento del tubo endotracheale
compreso tra 0 e 5 cm.
Quando non è possibile un monitoraggio cruento della pressione arteriosa, la
caduta della capnometria durante ventilazione controllata indica comparsa di
ipotensione sistemica o di alterazioni del circolo polmonare (embolia
polmonare, lesione dei vasi polmonari).
4.
End-tidal CO2 come indicatore prognostico nell’arresto cardiaco.
La capnometria può essere utilizzata come un predittore
di ROSC; alcuni lavori hanno dimostrato l’incremento della sopravvivenza in
pazienti con livelli di EtCO2 elevati al ROSC. Tuttavia devono
essere eseguiti ulteriori studi per comprendere con precisione il ruolo
dell’end-tidal come indice prognostico e per raccomandarne l’utilizzo
routinario in tale contesto. Del resto, mentre sono necessarie ulteriori
ricerche per definire la capacità del monitoraggio dell’EtCO2 di
guidare interventi più aggressivi (ad esempio fibrinolisi nel paziente in
PEA con sospetto di embolia polmonare), il monitoraggio della CO2
espirata durante RCP può essere utile come indicatore non invasivo della
gittata cardiaca.
Conclusioni e livelli di raccomandazione
1. Classe I utilizzo del capnometro/capnografo per
monitorare la frequenza respiratoria durante e dopo RCP;
2. Classe I l’utilizzo del capnometro/capnografo
per monitorare l’end-tidal durante il trattamento di un paziente con
patologia cerebrale;
3. Classe I l’impiego del capnometro/capnografo per
il monitoraggio del paziente critico durante trasporto interospedaliero
(limitatamente alla verifica dell’end-tidal e del corretto mantenimento in
sede del tubo endotracheale);
4. Classe IIa la raccomandazione all’utilizzo dei
rilevatori di CO2 esalata nella conferma di corretto
posizionamento del tubo endotracheale (Classe Indeterminata per i
dispositivi colorimetrici);
5. Classe III la raccomandazione all’utilizzo di
capnometri/capnografi per confermare il corretto posizionamento di presidi
intraglottici e sovraglottici diversi dal tubo endotracheale;
6. Classe IIa l’utilizzo del capnometro come
indicatore non invasivo della gittata cardiaca;
7. Classe Indeterminata il monitoraggio della CO2
espirata durante ventilazione non invasiva con sistemi “sidestream”.
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