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sezione aggiornata il 20/03/09
L’Evidence
Based
Medicine
nell’immobilizzazione
spinale
sul
territorio
(pubblicato
su N&A
n. 179
di
settembre
2007)
Autori
Federico
Emiliano Ghio
Simone
Della
Torre
Fabio Salvatore Lionti
Introduzione
La
scelta
del
presidio
per
l’immobilizzazione
spinale
sul
territorio,
è da
anni
argomento
di
discussione.
In
Italia,
gli
strumenti
maggiormente
diffusi
per
l’immobilizzazione
ed il
trasporto
di
pazienti
traumatizzati
(e non)
sono
rappresentati
da
tavola
spinale
e
materassino
a
depressione.
Inoltre,
in
tempi
più
recenti,
alcuni
produttori
hanno
introdotto
sul
mercato
varianti
della
vecchia
barella
a
cucchiaio
in
grado
di
assicurare
performance
equivalenti
o
migliori
rispetto
alla
tradizionale
tavola
spinale
(in
letteratura
è stato
individuato
un
lavoro
di Krell
et
coll.,
che
dimostra
come la
barella
atraumatica
Ferno
Scoop
EXL-65
-quando
dotata
di
apposito
sistema
per
l’assicurazione
del
capo-
sia
superiore
in
termini
di
posizionamento,
comfort
e
immobilizzazione
quando
comparata
alla
tavola
rigida).
La
scelta
di una
tecnica
di
protezione
spinale
risulta
essere
influenzata
da
numerosi
fattori:
-
Efficacia
nell’immobilizzazione
-
Condizioni
cliniche
del
paziente
-
Contesto
logistico
-
Praticità
e
rapidità
di
posizionamento
e
rimozione
-
Radiotrasparenza
-
Gestione
all’interno
del
Dipartimento
di
Emergenza
ed
Accettazione
(DEA)
Altri
fattori,
come ad
esempio
il
comfort
del
paziente
e la
capacità
dello
strumento
di
favorire
l’analgesia,
sono
spesso
posti
in
secondo
piano.
Obbiettivo
Obbiettivo
di
questo
lavoro,
è
quello
di
individuare
in
letteratura
evidenze
scientifiche
in
grado
di
indirizzare
gli
operatori
nella
scelta
del
presidio
più
idoneo
per
l’immobilizzazione
spinale,
sia in
contesto preospedaliero
che
all’interno
del
DEA.
Metodi
Revisione
della
letteratura
scientifica
utilizzando
le
banche
dati
"The Cochrane
Central
Register
of
Controlled
Trials" ed "Embase.com".
E'
stata
adottata
la
classificazione
delle
evidenze
proposta
dal "The Joanna
Briggs
Institute
for
Evidence
Based
Nursing
and
Midwifery":
-
Categoria
IA :
Implementazione
fortemente
raccomandata;
raccomandazione
supportata
da
studi
sperimentali,
clinici
o
epidemiologici
ben
disegnati
-
Categoria
IB:
Implementazione
fortemente
raccomandata;
raccomandazione
supportata
da
alcuni
studi
sperimentali,
clinici
o
epidemiologici.
Forte
razionale
teorico-
Categoria
II:
Implementazione
suggerita;
raccomandazione
supportata
da
studi
clinici
od
epidemiologici
suggestivi
o da
razionale
teorico
-
Mancanza
di
raccomandazioni,
problema
irrisolto:
Pratiche
per le
quali
esistono
insufficienti
evidenze
o non
esistono
sufficienti
consensi
Findings
Sono
stati
individuati
ed
analizzati
9
lavori
inerenti
l’argomento
trattato.
Discussione
Il
primo
fattore
dirimente
nella
scelta
del
presidio
per
l’immobilizzazione,
è
sicuramente
rappresentato
dalla
sua
efficacia;
nella
realtà
italiana,
esistono
attualmente
due
scuole
di
pensiero,
una che
sostiene
l’utilizzo
estensivo
della
tavola
spinale,
ed una
seconda
che
raccomanda
invece
l’impiego
del
materassino
a
depressione.
Le
indicazioni
all’utilizzo
di uno
o
l’altro
strumento,
vengono
impartite
a
livello
locale
dalla
Centrale
Operativa
di
riferimento
piuttosto
che dal
Gruppo
Formazione
di ogni
singola
organizzazione
di
soccorso.
In
realtà,
esistono
precise
indicazioni
all’utilizzo
di uno
o
dell’altro
presidio:
mentre
la
spinale
è
raccomandata
per
l’evacuazione
ed il
trasporto
di
pazienti
in
condizioni
logistiche
particolarmente
sfavorevoli
come ad
esempio
per
l’estricazione
in
abbinamento
ai
sistemi
tipo
KED o
nei
casi in
cui si
renda
necessaria
la
pronosupinazione,
il
materasso
a
depressione
dovrebbe
essere
preso
in
considerazione
ogniqualvolta,
in un
contesto
clinico
e
logistico
favorevole,
si
debba
trasportare
un
paziente
traumatizzato.
In base
ai
lavori
analizzati,
esiste
infatti
ampio
consenso
circa
il
fatto
che il
“vacuum
mattress”
sia
migliore
nell’assicurare
l’immobilizzazione
spinale
ed il
comfort
rispetto
alla
tavola
rigida.
Benché
il
comfort
risulti
spesso
un
fattore
secondario
nella
scelta
del
sistema
di
immobilizzazione
(sia
per i
soccorritori
volontari
che per
il
personale
sanitario),
corre
l’obbligo
di
ricordare
come la
presenza
di
dolore,
ansia e
discomfort
sia in
grado
di
agire
significativamente
sulle
condizioni
cliniche
del
paziente.
La
presenza
di
questi
agenti,
può
infatti
indurre
un
aumentato
consumo
di
ossigeno
a
fronte
di una
peggiorata
performance
respiratoria,
indurre
ipertono
adrenergico
con
conseguenze
sull’assetto
emodinamico
e
respiratorio,
nonché
aumentare
la
pressione
intracranica
in caso
di
pazienti
con
lesioni
cerebrali.
Va
sottolineato
come
queste
complicanze
insorgano
come
conseguenza
al
posizionamento
del
paziente
su
presidi
poco
confortevoli,
a
prescindere
dalla
patologia
di
base.
Totten
et al.,
hanno
in
effetti
dimostrato
come in
volontari
sani,
si
assista
ad un
decremento
di
circa
il 15%
della
FEV1
basale
dopo
posizionamento
su
tavola
spinale
e
materasso
a
depressione.
Tale
alterazione,
oltre
ad
indurre
un
aumento
del
lavoro
respiratorio,
influenza
negativamente
gli
scambi
gassosi
e
conduce
alla
formazione
di aree
atelectasiche
(zone
polmonari
perfuse
ma non
ventilate).
Tale
complicanza
è stata
segnalata
come
leggermente
più
significativa
utilizzando
l’abbinamento
materasso
a
depressione
e
collare
cervicale.
Nonostante
ciò,
gran
parte
della
popolazione
arruolata
per
questo
studio
ha
segnalato
come
maggiormente
confortevole
il
materassino
a
depressione
rispetto
alla
tavola
spinale.
Il
danno
ischemico
condizionato
dai
sistemi
di
immobilizzazione,
dovrebbe
costituire
un
altro
elemento
da
considerare
nella
scelta
del
presidio:
durante
permanenza
sulla
tavola
rigida,
si
assiste
infatti
ad una
riduzione
del
circolo
locale
nei
tessuti
che più
appoggiano
sul
piano.
Benché
non sia
chiaro
se ciò
sia in
grado
di
provocare
un
considerevole
aumento
di
lattati
per i
tempi
pre ed
intraospedalieri,
è
evidente
che il
dolore
da
ischemia
e la
prolungata
permanenza
sui
sistemi
di
immobilizzazione
può
produrre
dolore
ischemico
che si
protrae
per
numerose
ore a
distanza
dall’evento
(si
veda il
lavoro
di
Hauswald
M et
coll.
per
ulteriori
approfondimenti).
In
relazione
a
quanto
sopra
affermato,
Bambi e
Becattini
eseguirono
una
revisione
della
letteratura
scientifica
che
sottolineò
come i
tempi
di
stazionamento
sulla
tavola
spinale
in DEA
non
dovrebbero
essere
superiori
alle 2
ore dal
momento
del
trauma,
pena
l’instaurarsi
di
complicanze
clinicamente
rilevanti.
La
gestione
dei
sistemi
per
l’immobilizzazione
all’interno
del DEA
rappresenta
un
ulteriore
elemento
di
criticità:
ancora
troppo
spesso,
per
molteplici
problemi
organizzativi
e
culturali,
i
pazienti
traumatizzati
condotti
in
ospedale,
vengono
mobilizzati
con
metodi
tutt’altro
che
rivolti
alla
tutela
del
rachide
vertebrale.
In
alcune
realtà
ospedaliere
americane,
la
movimentazione
del
paziente
viene
normata
da
apposite
procedure
interne,
volte
anche a
ridurre
i tempi
di
permanenza
del
paziente
sui
presidi
utilizzati
in
ambito
preospedaliero.
Talvolta,
lasciare
il
paziente
sulla
tavola
spinale,
rappresenta
un
provvedimento
che
vorrebbe
essere
rivolto
ad
evitare
ulteriori
lesioni
prima
che sia
terminata
la
diagnostica:
in
realtà,
diventano
proprio
questi
i casi
dove
gli
effetti
di
un’immobilizzazione
prolungata
si
estrinsecano
in
maniera
più
evidente
e
clinicamente
rilevabile.
Per
quanto
concerne
la
compatibilità
di
entrambi
i
sistemi
per
l’esecuzione
di
indagini
diagnostiche
per
immagini,
chi si
occupa
del
materiale
sanitario
dovrebbe
sincerarsi
che i
presidi
in
possesso
siano
RX
compatibili.
La
maneggevolezza
e la
rapidità
di
utilizzo
degli
strumenti,
condizionano
pesantemente
la
scelta
del
sistema.
La
tavola
spinale
viene
comunemente
ritenuta
più
veloce
e
facile
da
posizionare:
tale
affermazione
deve
ritenersi
vera
solo in
particolari
contesti
operativi,
esaminati
in
precedenza.
In "Comparison
of a
vacuum
splint
device
to a
rigid
backboard
for
spinal
immobilization", Johnson
e
collaboratori
dimostrano
come il
posizionamento
del
materassino
a
depressione
da
parte
di
personale
addestrato
avvenga
in
tempi
più
brevi
rispetto
alla
tavola
spinale.
Quasi
sicuramente,
un
utilizzo
più
estensivo
del
materassino
a
depressione,
sarebbe
associato
ad
un’aumentata
manualità
da
parte
degli
operatori,
con
tempi
di
posizionamento
più
rapidi.
In
ultimo,
è da
segnalare
che
benché
la
spinale
rappresenti
sicuramente
un
mezzo
in
grado
di
migliorare
le
performance
durante
massaggio
cardiaco
esterno,
l’esecuzione
di
compressioni
toraciche
su
materassino
a
depressione
posto
su un
piano
rigido
(suolo,
spinale)
non
influenza
negativamente
la
qualità
delle
compressioni
toraciche
esterne.
Di ciò
dovrebbe
essere
tenuto
conto
quando
si
intende
trasportare
con
materasso
a
depressione
un
paziente
ad
elevato
rischio
evolutivo.
Conclusioni
L'evidenza
scientifica
dimostra
come il
materassino
a
depressione
sia
superiore
-quando
comparato
alla
tavola
rigida- sia
nell’immobilizzazione
spinale
che
nell’assicurare
comfort
al
paziente,
riducendo
così le
complicanze
legate
a tale
pratica.
La
tavola
spinale
dovrebbe
essere
utilizzata
sono ed
esclusivamente
quando
ricorrano
precise
indicazioni
al suo
utilizzo.
La
capacità
del
materassino
a
depressione
di
assorbire
le
vibrazioni,
di
rispettare
la
fisiologia
delle
curve
del
rachide
cervicale,
di
contenere
e
proteggere
il
paziente
su più
lati,
fanno
di
questo
presidio
uno
strumento
che
dovrebbe
essere
utilizzato
anche
per
l’evacuazione
di
alcune
categorie
di
pazienti
medici
e
durante
il
trasporto
secondario
di
pazienti
critici.
Sarebbe
quindi
utile
implementare
l’utilizzo
del
materasso
a
depressione
nella
gestione
del
paziente
traumatizzato
sul
territorio
(Categoria
IA).
I
sanitari
che
prestano
la loro
opera
in
ambito
territoriale
ed
ospedaliero,
dovrebbero
elaborare
appositi
algoritmi
basati
sull’evidenza
scientifica
finalizzati
a
ridurre
i tempi
di
stazionamento
del
paziente
sulla
tavola
spinale
all’interno
del
DEA,
nonché
incoraggiare
l’utilizzo
del
materassino
a
depressione
sul
territorio
(Categoria
IB).
Conflitto
di
interessi
Nessuno
Bibliografia
-
Krell
JM,
McCoy
MS,
Sparto
PJ,
Fisher
GL,
Stoy
WA,
Holster
DP
“Comparison
of the
Ferno
Scoop
Stretcher
with
the
long
backboard
for
spinal
immobilization”
Prehosp
Emerg
Care,
2006:10(1);46-51
-
Johnson
DR,
Hauswald
M,
Stockhoff
C
“Comparison
of a
vacuum
split
device
to a
rigid
backboard
for
spinal
immobilization”
The
American
J of
Emerg
Med,
1996:14;369-72
-
Hamilton
RS,
Pens PT
“The
efficacy
of
full-body
vacuum
splints
for
cervical-spine
immobilization”
J of
Emerg
Med,
1996:14(5);553-559
-
Luscombe
MD,
Williams
JL
“Comparison
of a
long
spinal
board
and
vacuum
mattress
for
spinal
immobilisation”
Emerg
Med J,
2003:20(5);476-78
- Auswald
M, Hsu
M,
Stockoff
C
“Maximizing
comfort
and
minimizing
ischemia:
a
comparison
of four
methods
of
spinal
immobilization”
Prehosp
Emerg
Care,
2000:4(3);250-52
-
Totten
VY,
Sugarman
DB
“Respiratory
effects
of
spinal
immobilization”
Prehosp
Emerg
Care,
1999:3(4);347-52
-
Kwan I,
Bunn F
“Effects
of
prehospital
spinal
immobilization:
a
systematic
review
of
randomized
trials
on
healty
subjects”
Prehosp
Disast
Med,
2005:20(1);47-53
-
Bambi
S,
Becattini
G
“Utilizzo
degli
immobilizzatori
della
colonna
vertebrale
nel
traumatizzato
in
dipartimento
nel
dipartimento
di
emergenza:
revisione
della
letteratura”
Assist
Inferm
Ric,
2003:1;5-12
-
Yeung
JHH,
Cheung
NK,
Graham
CA,
Rainer
TH
“Reduced
time on
the
spinal
board –
Effects
of
giudelines
and
education
for
emergency
department
staff”
Injury,
2006:37(1);53-56
-
Perkins
GD,
Benny
R,
Giles
S, Gao
F,
Tweed
MJ “Do
different
mattress
affect
the
quality
of
cardiopulmonary
resuscitation
?” Int
Care
Med,
2003:29(12);2330-5 |
| |
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