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Un caso di “intubazione difficile” gestito con laringoscopio ottico
“AirTraq"
(pubblicato su N&A n. 178 di agosto 2007)
Autori:
Federico Emiliano Ghio (Busnago Soccorso)
Fabio Salvatore Lionti (Busnago Soccorso)
Introduzione
Pochi giorni prima del caso che andiamo a riportare, si
discuteva dubbiosi circa l’efficacia del laringoscopio ottico
AirTraq. Ritenevamo infatti che tubi endotracheali di ogni forgia e
misura, maschere laringee e set per minitracheotomia, fossero più
che sufficienti per una efficace gestione delle vie aeree in ogni
contesto. Non sapevamo ancora che dopo poche ore saremmo stati
contraddetti dall’evidenza. Il caso riguarda una giovane paziente di
20 anni, di nazionalità austriaca, che rimasta vittima di un
incidente stradale era stata ricoverata presso il reparto di
rianimazione neurochirurgica di un ospedale del milanese. Assieme ad
un imponente trauma craniofacciale con frattura tipo Le Fort II, la
paziente aveva riportato una lesione mielica nel tratto C4-C5 che
non aveva trovato indicazione neurochirurgica. In settima giornata,
doveva essere trasferita mediante volo sanitario al paese di
origine. Al nostro arrivo in terapia intensiva, era in corso
analgosedazione con propofol e fentanyl in infusione continua e
ventilazione meccanica a pressione controllata. In consegna, ci
veniva riferito che sulla scena dell’evento era stato impossibile
intubare la paziente, per cui si era proceduto al posizionamento di
una
maschera
laringea. All’arrivo in ospedale, dopo alcuni tentativi,
l’intubazione veniva praticata con l’ausilio di un fibroscopio.
Per il resto, le condizioni cliniche apparivano stabili, con
circolo autonomo e assenza di lesioni in altri distretti.
Dopo un breve tragitto, giunti in aeroporto, si dava inizio alle
procedure di imbarco del paziente, quando improvvisamente si avverte
una certa difficoltà a ventilare manualmente la paziente, ed i
parametri respiratori scadono velocemente. In particolare, il
capnogramma si presenta anomalo, presentando un’onda compatibile
alla perdita di gas nel circuito di ventilazione. Immediatamente, si
verifica il posizionamento del tubo endotracheale, che appare in
sede: ci si accorge contestualmente che il palloncino spia della
cuffia è completamente desufflato. Si tenta di ricuffiare il tubo,
ma i tentativi falliscono, mentre la pressione realizzata con le
ventilazioni non è sufficiente a mantenere scambi adeguati. Viene
quindi rimosso il tubo endotracheale ed iniziata la ventilazione in
maschera, resa particolarmente difficoltosa dalla vasta tumefazione
al volto della paziente e dalla presenza del sondino nasogastrico.
Dopo due tentativi di intubazione falliti -previo approfondimento
della sedazione- si procede al posizionamento di una maschera
laringea, mentre ci si consulta con i colleghi dell’aeroambulanza
circa le soluzioni da adottare.
L’Anestesista-Rianimatore
dell’aeroambulanza procede quindi ad utilizzare il laringoscopio
AirTraq (in dotazione al velivolo) per l’intubazione della paziente,
utilizzando un tubo endotracheale ID 6.5. L’intubazione, sebbene con
qualche difficoltà, riesce al primo tentativo. Il corretto
posizionamento viene confermato dalla capnometria. Ad un esame del
tubo endotracheale rimosso, si evidenzia uno scollamento della
cuffia.
Discussione
Il laringoscopio AirTraq, consta di un corpo unico rappresentato da
una lama per laringoscopia che segue il profilo delle vie aeree. Una
fonte di luce fredda ed un visore diretto consentono la
visualizzazione delle corde vocali senza la necessità di porsi alle
spalle del paziente. Un canale guida entro cui il tubo endotracheale
va fatto scivolare, indirizza la protesi nello spazio visualizzato
dall’operatore. Monopaziente e di scarso ingombro, questo
dispositivo consente l’intubazione di numerose categorie di pazienti
anche nelle situazioni logistiche più sfavorevoli, permettendo in
tempi brevi di ottenere un’ottimale protezione delle vie aeree.
Negli Stati Uniti e nel Nord Europa, l’Airtraq viene routinariamente
utilizzato sia in ambito ospedaliero che sul territorio, da
personale medico che da personale paramedico. La semplicità di
utilizzo ed il breve tempo richiesto per il training all'utilizzo,
sembrano particolarmente interessanti, specialmente nell’ottica di
ampliare l’intubazione endotracheale al personale medico non
Anestesista ed al personale infermieristico (standard -come noto-
raggiunto da anni in molti Stati dell’Unione Europea)
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