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Sperimentazione
per la
Protezione
dall'Ipotermia
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Coperta
Termica
in
Ambulanza
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Autori
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dr.
Federico
Emiliano Ghio
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Simone Della Torre
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Introduzione
 L’ipotermia,
in
ambito
extraospedaliero,
può
essere
scaturita
da
problemi
intrinseci
all’organismo
(patologie
come
alterazioni
della
termoregolazione
conseguente
a
lesione
ipotalamica,
ipoglicemia,
sindrome
di Wernicke,
ecc.)
o da
esposizione
più o meno prolungata in
ambienti
freddi.
In realtà, non è necessario
esporre il paziente a temperature particolarmente basse per attivare i meccanismi di compenso atti alla produzione di calore.
Infatti, nelle fasi iniziali
dell’esposizione al freddo, l’organismo reagisce con la produzione di brivido,
con vasocostrizione cutanea e periferica, con l’aumento di catecolamine
circolanti, della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca. Il metabolismo
corporeo, nelle prime fasi dell’esposizione al freddo, risulta pertanto
aumentato. Questo aumento, comporta necessariamente un incremento del consumo di
ossigeno da parte di tutti gli organi, ed in particolare da parte di cuore e
cervello; in condizioni cliniche particolari (pazienti coronaropatici, soggetti
predisposti), l’aumento del consumo di ossigeno può dare luogo a reazioni
severe, come -per esempio- esacerbare un attacco anginoso o precipitare una
sindrome coronarica acuta.
L’ipotermia, inoltre, sposta a
sinistra la curva di dissociazione dell’emoglobina, peggiorando l’ossigenazione
tissutale, producendo alterazioni della coagulazione, provocando alterazioni
ormonali.
In
pazienti
particolarmente
fragili
come
gli
anziani,
le
persone
in
condizioni
generali
scandenti
a
causa
di
patologie
croniche
o
acute,
i
bambini
piccoli,
i
meccanismi
di
compenso
hanno
una
tolleranza
minore,
e
possono
aggravare
la
patologia
sottostante. La
sensazione
di
freddo
aumenta
il
dis-comfort,
l’ansia
e
-come
già
visto-
il
metabolismo
corporeo.
In altre categorie di pazienti,
come ad esempio i soggetti sottoposti ad intubazione endotracheale, sedazione
profonda, analgesia e curarizzazione, la dispersione termica avviene più
rapidamente, per inibizione parziale o totale dei meccanismi di produzione del
calore.
Nei pazienti con sintomatologia
dolorosa (si veda trasporto di politraumatizzati, pazienti con esiti di politrauma, soggetti con neoplasie complicate da metastasi), la sensazione di
freddo aumenta il dolore, con conseguente necessità di accrescere le dosi di
sedativi ed analgesici richiesti per il controllo della sintomatologia.
In letteratura, sono riportati
numerosi sistemi per prevenire l'ipotermia in sede interospedaliera, che
classicamente richiedono spazi e tecnologie non fruibili nel campo
dell’emergenza extraospedaliera.
Discussione
 Dal
2004 la nostra Associazione ha posto in sperimentazione un sistema di
riscaldamento attivo del paziente utilizzabile sui mezzi di soccorso,
consistente in un telo percorso da fibre di carbonio da porsi
preferibilmente sotto il paziente che, connesso alla rete 12V del mezzo di
soccorso, si riscalda uniformemente fino alla temperatura di 41,7°C. Questo
presidio oltre ad essere rispondente alla normativa europea in fatto di
interferenze con altre apparecchiature elettromedicali (non presenta quindi
interferenze di sorta con defibrillatori ed altri strumenti per il
monitoraggio e la terapia) presenta il grosso vantaggio di essere totalmente
lavabile in lavatrice, garantendo così un’igiene adeguata ad ogni utilizzo.
La termocoperta è stata sperimentata sia in ambito emergenziale che su
trasporti secondari con assistenza sanitaria, e non ha prodotto interferenze
o problemi di utilizzo associata al monitoraggio con Lifepak 12, alla
somministrazione di terapia infusionale continua con pompe siringa A2-Pilot
ed alla ventilazione con ventilatore polmonare SIARE Sirio Plus. La
necessità di ricorrere ad un sistema di riscaldamento attivo, è motivata dal
fatto che -come noto- nelle prime fasi di esposizione al freddo la risposta
dell’organismo consta nell’aumentare il metabolismo, principalmente a causa
del brivido. Contemporaneamente, aumentano la frequenza cardiaca, la
pressione arteriosa e quindi il consumo di ossigeno miocardico, con effetti
ben immaginabili in caso di paziente portatore di coronaropatia. La
vasocostrizione compensatoria associata ad ipoventilazione comporta un
aumento dei lattati. Inoltre, un’inadeguata protezione termica, può
costituire una spina irritativa nel malato cardiopatico, che determinando
vasospasmo coronarico può condizionare o peggiorare crisi anginose o
precipitare una sindrome coronarica acuta. Con il progredire dell’ipotermia,
si assiste ad uno spostamento a sinistra della curva di dissociazione
dell’emoglobina, che condiziona un ridotto apporto di ossigeno ai tessuti:
questo spostamento è tuttavia parzialmente corretto da uno shift a destra
della curva dovuto all’acidosi sottostante. Infatti, con l’aggravarsi
dell’ipotermia, la frequenza respiratoria inizialmente elevata tende
progressivamente a ridursi, così come il volume corrente e la capacità
vitale. Il riflesso della tosse viene inibito progressivamente, fino
all’abolizione, esponendo il paziente al rischio di aspirazione gastrica. Le
secrezioni polmonari possono aumentare, fino a provocare atelettasie. E’
possibile assistere alla comparsa di edema polmonare. Possono instaurarsi
discrasie sanguigne. Oltre ai risvolti meramente clinici, la sensazione di
freddo diminuisce la “patient satisfaction” ed aumenta l’incidenza di
awarness e recall. L’impiego di questa nuova tecnologia, ha caratterizzato
un aumento del comfort durante il soccorso ed i trasporti secondari, nonché
un migliore trattamento della prevenzione dell’ipotermia. L’utilizzo della
termocoperta è stato sperimentato in associazione a diversi presidi: barella
autocaricante, tavola spinale, materassino a depressione. La termocoperta,
posta sotto il paziente, irradia il calore dal basso verso l’alto. Per
limitare la dispersione laterale e superiore del calore, è stato impiegato
un sacco verricellabile da trasporto (prodotto da Ferno Washington) in
gore-tex. Nella realtà di Busnago Soccorso, la procedura operativa connessa
all’utilizzo della termocoperta prevede l’interposizione tra questa e il
paziente di un telo di cotone (lenzuolo). Per ottenere il massimo effetto,
il paziente deve essere ovviamente spogliato da abiti umidi o bagnati e da
giacche a vento o cappotti, in modo da consentire un’adeguata trasmissione
del calore. Si è deciso di utilizzare un connettore a 12 Volt anziché il
regolatore standard che prevede la connessione alla 220 V. Questa scelta ha
permesso di ridurre la discrezionalità dell’operatore nell’impostare la
temperatura di riscaldamento; per altro, risulta essere una soluzione
sicuramente più pratica per l’utilizzo in ambulanza o in elicottero. Il peso
della termocoperta è veramente esiguo: la stessa trova spazio in qualsiasi
zaino da soccorso.
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