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sezione aggiornata il 28/05/09
 
Sperimentazione per la Protezione dall'Ipotermia - Coperta Termica in Ambulanza
 
Autori
dr. Federico Emiliano Ghio
Simone Della Torre
 
Introduzione 

L’ipotermia, in ambito extraospedaliero, può essere scaturita da problemi intrinseci all’organismo (patologie come alterazioni della termoregolazione conseguente a lesione ipotalamica, ipoglicemia, sindrome di Wernicke, ecc.) o da esposizione più o meno prolungata in ambienti freddi. In realtà, non è necessario esporre il paziente a temperature particolarmente basse per attivare i meccanismi di compenso atti alla produzione di calore. Infatti, nelle fasi iniziali dell’esposizione al freddo, l’organismo reagisce con la produzione di brivido, con vasocostrizione cutanea e periferica, con l’aumento di catecolamine circolanti, della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca. Il metabolismo corporeo, nelle prime fasi dell’esposizione al freddo, risulta pertanto aumentato. Questo aumento, comporta necessariamente un incremento del consumo di ossigeno da parte di tutti gli organi, ed in particolare da parte di cuore e cervello; in condizioni cliniche particolari (pazienti coronaropatici, soggetti predisposti), l’aumento del consumo di ossigeno può dare luogo a reazioni severe, come -per esempio- esacerbare un attacco anginoso o precipitare una sindrome coronarica acuta. L’ipotermia, inoltre, sposta a sinistra la curva di dissociazione dell’emoglobina, peggiorando l’ossigenazione tissutale, producendo alterazioni della coagulazione, provocando alterazioni ormonali. In pazienti particolarmente fragili come gli anziani, le persone in condizioni generali scandenti a causa di patologie croniche o acute, i bambini piccoli, i meccanismi di compenso hanno una tolleranza minore, e possono aggravare la patologia sottostante. La sensazione di freddo aumenta il dis-comfort, l’ansia e -come già visto- il metabolismo corporeo. In altre categorie di pazienti, come ad esempio i soggetti sottoposti ad intubazione endotracheale, sedazione profonda, analgesia e curarizzazione, la dispersione termica avviene più rapidamente, per inibizione parziale o totale dei meccanismi di produzione del calore. Nei pazienti con sintomatologia dolorosa (si veda trasporto di politraumatizzati, pazienti con esiti di politrauma, soggetti con neoplasie complicate da metastasi), la sensazione di freddo aumenta il dolore, con conseguente necessità di accrescere le dosi di sedativi ed analgesici richiesti per il controllo della sintomatologia. In letteratura, sono riportati numerosi sistemi per prevenire l’ipotermia in sede interospedaliera, che classicamente richiedono spazi e tecnologie non fruibili nel campo dell’emergenza extraospedaliera.

 

Discussione

Dal 2004 la nostra Associazione ha posto in sperimentazione un sistema di riscaldamento attivo del paziente utilizzabile sui mezzi di soccorso, consistente in un telo percorso da fibre di carbonio da porsi preferibilmente sotto il paziente che, connesso alla rete 12V del mezzo di soccorso, si riscalda uniformemente fino alla temperatura di 41,7°C. Questo presidio oltre ad essere rispondente alla normativa europea in fatto di interferenze con altre apparecchiature elettromedicali (non presenta quindi interferenze di sorta con defibrillatori ed altri strumenti per il monitoraggio e la terapia) presenta il grosso vantaggio di essere totalmente lavabile in lavatrice, garantendo così un’igiene adeguata ad ogni utilizzo. La termocoperta è stata sperimentata sia  in ambito emergenziale che su trasporti secondari con assistenza sanitaria, e non ha prodotto interferenze o problemi di utilizzo associata al monitoraggio con Lifepak 12, alla somministrazione di terapia infusionale continua con pompe siringa A2-Pilot ed alla ventilazione con ventilatore polmonare SIARE Sirio Plus. La necessità di ricorrere ad un sistema di riscaldamento attivo, è motivata dal fatto che -come noto- nelle prime fasi di esposizione al freddo la risposta dell’organismo consta nell’aumentare il metabolismo, principalmente a causa del brivido. Contemporaneamente, aumentano la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa e quindi il consumo di ossigeno miocardico, con effetti ben immaginabili in caso di paziente portatore di coronaropatia. La vasocostrizione compensatoria associata ad ipoventilazione comporta un aumento dei lattati.  Inoltre, un’inadeguata protezione termica, può costituire una spina irritativa nel malato cardiopatico, che determinando vasospasmo coronarico può condizionare o peggiorare crisi anginose o precipitare una sindrome coronarica acuta. Con il progredire dell’ipotermia, si assiste ad uno spostamento a sinistra della curva di dissociazione dell’emoglobina, che condiziona un ridotto apporto di ossigeno ai tessuti: questo spostamento è tuttavia parzialmente corretto da uno shift a destra della curva dovuto all’acidosi sottostante. Infatti, con l’aggravarsi dell’ipotermia, la frequenza respiratoria inizialmente elevata tende progressivamente a ridursi, così come il volume corrente e la capacità vitale.  Il riflesso della tosse viene inibito progressivamente, fino all’abolizione, esponendo il paziente al rischio di aspirazione gastrica. Le secrezioni polmonari possono aumentare, fino a provocare atelettasie. E’ possibile assistere alla comparsa di edema polmonare. Possono instaurarsi discrasie sanguigne. Oltre ai risvolti meramente clinici, la sensazione di freddo diminuisce la “patient satisfaction” ed aumenta l’incidenza di awarness e recall. L’impiego di questa nuova tecnologia, ha caratterizzato un aumento del comfort durante il soccorso ed i trasporti secondari, nonché un migliore trattamento della prevenzione dell’ipotermia. L’utilizzo della termocoperta è stato sperimentato in associazione a diversi presidi: barella autocaricante, tavola spinale, materassino a depressione. La termocoperta, posta sotto il paziente, irradia il calore dal basso verso l’alto. Per limitare la dispersione laterale e superiore del calore, è stato impiegato un sacco verricellabile da trasporto (prodotto da Ferno Washington) in gore-tex. Nella realtà di Busnago Soccorso, la procedura operativa connessa all’utilizzo della termocoperta prevede l’interposizione tra questa e il paziente di un telo di cotone (lenzuolo). Per ottenere il massimo effetto, il paziente deve essere ovviamente spogliato da abiti umidi o bagnati e da giacche a vento o cappotti, in modo da consentire un’adeguata trasmissione del calore. Si è deciso di utilizzare un connettore a 12 Volt anziché il regolatore standard che prevede la connessione alla 220 V. Questa scelta ha permesso di ridurre la discrezionalità dell’operatore nell’impostare la temperatura di riscaldamento; per altro, risulta essere una soluzione sicuramente più pratica per l’utilizzo in ambulanza o in elicottero. Il peso della termocoperta è veramente esiguo: la stessa trova spazio in qualsiasi zaino da soccorso.

 
 
 
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