Federico Emiliano Ghio (Infermiere Busnago Soccorso)
Simone Della Torre (Soccorritore-Istruttore Busnago Soccorso)
Marco Gramuglio (Soccorritore-Istruttore Busnago Soccorso)
Anna Marcos (Soccorritore-Istruttore Busnago Soccorso)
Gianluca Mazzabò (Soccorritore Busnago Soccorso)
Abstract
L'articolo analizza le problematiche del trattamento
dell'ipertensione endocranica da parte di soccorritori di base, non
sanitari. Vengono proposti spunti per il riconoscimento precoce della
patologia e l'attuazione di provvedimenti terapeutici di base consolidati e
riconosciuti dalla letteratura scientifica.
Patologia
L’ipertensione endocranica rappresenta una
condizione di frequente riscontro nell’ambito dell’urgenza-emergenza
territoriale. Nel Paziente adulto la scatola cranica è una struttura
inestensibile, anelastica, non in grado di aumentare la propria capienza a
fronte di un aumento del volume da contenere. In condizioni di normalità,
all’interno del cranio trova spazio il cervello ed il liquido
cefalorachidiano, all’interno del quale l’organo più nobile dell’uomo
“fluttua”. Altri due volumi sono rappresentati dalla presenza del sangue
arterioso e venoso, necessari alla perfusione cerebrale.
Per funzionare adeguatamente il cervello necessita
di adeguata ossigenazione: l’ossigeno, trasportato nel sangue arterioso,
raggiunge il cervello dove viene impiegato per il suo metabolismo.
La compressione delle strutture cerebrali (con
conseguente danno diretto) rappresenta solo un aspetto dell’ipertensione
intracranica: l’aumento della pressione all’interno del cranio impedisce
infatti la perfusione cerebrale ovvero l’adeguato trasporto di ossigeno e la
rimozione dei prodotti del metabolismo cellulare.
Le conseguenze dell’ipertensione intracranica sono
spesso devastanti: tanto è maggiore il tempo in cui il Paziente rimane
esposto all’insulto, tanto maggiori saranno i danni patiti dal tessuto
cerebrale. Non è raro che lo sviluppo di ipertensione endocranica possa
portare a morte cerebrale e clinica.
Come richiamato dalle procedure di rianimazione
cardiopolmonare, il cervello rappresenta l’organo che più precocemente
risente dell’assenza di ossigeno ed in cui il danno da anossia (assenza di
ossigeno) si instaura nel giro di pochissimi minuti.
Segni e sintomi
Poiché la pressione intracranica (PIC) può essere
misurata solo tramite l’inserimento di un sensore all’interno della scatola
cranica, il sospetto di PIC elevata dovrebbe essere considerato in tutti i
Pazienti vittima di:
1.
Trauma cranico recente
2.
Depressione dello stato di coscienza non riconducibile a causa certa (ad es:
ipoglicemia, intossicazione da farmaci, ecc.)
3.
Deficit focali (fenomeni di riduzione della motilità come ad esempio la
paresi che affligono un emisoma del corpo)
4.
Anamnesi positiva per presenza di tumori o metastasi cerebrali,
malformazioni arterovenose (ad es.: aneurismi)
5.
Presenza di attività comiziale in soggetto non noto per epilessia e dove non
possa essere escluso trauma cranico recente o presenza di processi occupanti
spazio “criptici”
6. In
tutte le condizioni cliniche in cui non si possa escludere l’impegno
primario del sistema nervoso centrale.
I segni ed i sintomi, in ordine di severità, sono
rappresentati da:
- Grave cefalea (“il peggior mal di testa mai
provato”), repentine alterazioni dell’umore e del comportamento;
-
Vomito a getto;
-
Depressione dello stato di coscienza;
-
Attività convulsiva;
-
Ipertensione arteriosa significativa e turbe del ritmo cardiaco (in
particolare, la presenza di bradiaritmie associata a ipertensione arteriosa
è caratteristica dell’erniazione cerebrale);
-
Anisocoria, midriasi bilaterale, soppressione del riflesso fotomotore.
Il riscontro di anisocoria (pupilla di dimensioni
aumentate rispetto alla controlaterale), è davvero raro in Pazienti che non
presentino depressione dello stato di coscienza: pertanto, in tali
situazioni andrebbero ricercate cause diverse (anisocoria parafisiologica,
tipica nei Pazienti con occhi chiari, trauma oculare diretto, presenza di
cataratta e di altre patologie dell’occhio, uso attuale o recente di cerotti
transdermici di xamamina, comunemente impiegati come antiemetico).
Trattamento
Durante ipertensione intracranica, il consumo di
ossigeno cerebrale dovrebbe essere ridotto al minimo, affinché il cervello
non presenti richieste metaboliche a cui non può fare fronte: sarebbe come
chiedere ad un Paziente affetto da grave insufficienza respiratoria di
correre i 100 metri, dove il consumo di ossigeno aumenta di fronte
all’impossibilità di disporne.
Nel soccorso avanzato, la riduzione del consumo di
ossigeno cerebrale viene conseguita mediante la somministrazione di potenti
analgesici e sedativi, affinché il cervello “lavori” e consumi di meno. La
sedazione e l’analgesia sono finalizzate alla riduzione delle possibilità
che il soggetto si debba trovare ad elaborare stimoli provenienti
dall’esterno, come: dolore, rumore, scomodità, discomfort.
Altro cardine è rappresentato dalla protezione
delle vie aeree e dalla ventilazione manuale, finalizzata al mantenimento di
adeguati livelli di anidride carbonica, potente vasocostrittore in grado di
aumentare la PIC.
Nel soccorso di base, tali effetti possono essere
conseguiti utilizzando presidi e tecniche atte a sollecitare il meno
possibile l’ammalato.
Ad esempio, la scelta del materasso a depressione
rispetto alla spinale consente un miglior comfort ed una riduzione degli
stimoli prodotti dal trasporto, per la capacità del materassino di assorbire
le vibrazioni e costituire una superficie meno scomoda per il Paziente.
Secondo lo schema “ABCDE”, gli interventi che il
soccorritore deve mettere in atto sono rappresentati da:
A)
mantenere la pervietà delle vie aeree senza insistere se il Paziente rifiuta
la cannula orofaringea ed operando l’aspirazione di materiale dal cavo orale
facendo attenzione a non inserire troppo profondamente il sondino,
provocando così la tosse (fenomeno in grado di aumentare la PIC
drammaticamente).
B) assicurare
adeguata ossigenazione tramite l’uso di ossigeno ad alti flussi, prestando
particolare attenzione a ventilare adeguatamente il Paziente a frequenze e
volumi fisiologici in caso di bradipnea, onde assicurare la corretta
eliminazione dell’anidride carbonica. In tal senso appare utile ricordare
come il saturimetro renda un’idea circa l’ossigenazione del sangue e non sui
livelli di CO2 in esso presenti; pertanto, l’assioma SpO2% adeguata = scambi
respiratori corretti non deve mai essere applicato.
C)
attento e frequente monitoraggio della pressione arteriosa e della frequenza
cardiaca, evitando stimoli in grado di indurre ipertensione (p.e. dolore,
postura e, nel caso di trasporto in ambulanza, frequenti sollecitazioni
causate dalla guida e dalle condizioni di traffico/manto stradale, ecc.).
D) provvedimenti
che consentano di favorire lo scarico venoso cerebrale: posizione dello
schienale a 35-40° in caso di evento medico, spinale o materasso a
depressione in posizione proclive in caso di trauma. Si ricordi inoltre di
impedire che il collare cervicale comprima eccessivamente le giugulari. Nei
Pazienti “medici”, andrebbe mantenuta la posizione neutra del capo. La
rivalutazione dello stato neurologico dovrebbe essere ripetuta il meno
possibile onde evitare inutili sollecitazione e stimolazioni.
E) ridurre
al minimo le manovre che possano stimolare in qualsiasi modo il Paziente ed
attuare un efficace e precoce trattamento dell’ipotermia per prevenire la
comparsa di brivido (che concorre ad aumentare la pressione intracraniche e
le richieste metaboliche cerebrali).
Conclusioni
Un soccorso efficace e consapevole è in grado di
ridurre le sequele invalidanti e la mortalità provocate dall’ipertensione
intracranica.
- il sospetto ed il riconoscimento
dell’ipertensione intracranica consente la corretta interpretazione dei
segni e dei sintomi da parte dei sanitari della Centrale Operativa;
- l’ipertensione intracranica dovrebbe essere
sospettata in tutti i pazienti con inibizione o abolizione dello stato di
coscienza non motivabile da altre cause (ad es: intossicazioni, sindromi
metaboliche, ecc,);
- la posizione neutra del capo e la sopraelevazione
della testa riducono efficacemente l’ipertensione endocranica;
Il comfort, la protezione dall’ipotermia e la riduzione degli stimoli
ambientali riducono l’ipertensione endocranica.
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